Facebook: Eliminati tre miliardi di utenti falsi con l'intelligenza artificiale


Dalla sanzione sulle norme GDPR al test ufficiale di una nuova tecnologia.

E’ esattamente in questo modo che Facebook decide di rispondere alla sconveniente vicenda di Cambridge Analytics.

Dopo due mesi di polemiche e accuse pesanti sul trattamento dei dati personali di utenti appartenenti al famoso social, il coperchio della pentola è saltato, dimostrando quanto il problema della privacy non sia più un inconveniente ma uno strumento in mano a grandi sistemi.

Che sia stato un primo grande avvertimento lanciato da parte del garante, al fine di accendere l’attenzione sulle nuove norme GDPR, questo non è dato saperlo.

Una cosa è certa: Facebook ha risposto in grande stile.

Già. Perché dopo le scuse fatte in mondo visione dal giovane a.d. dell’azienda (con conseguente perdita del titolo in borsa), la risposta pratica dimostra grande strategia.

Come rispondere alla richiesta e alla necessità di bonificare dati che molte volte risultano “fake”, violabili o mercificabili per aziende di rating e marketing?

Facebook ci prova prendendo due piccioni con una fava. Grazie alla sperimentazione di nuovi sistemi di simulazione, il noto colosso della Silicon Valley è riuscito a individuare più di mezzo miliardo di account fasulli in meno di tre mesi, grazie all’IA – intelligenza artificiale.

A quanto pare, un report ufficiale sembra abbia sentenziato che nel solo trimestre Gennaio-Febbraio-Marzo 2018, Facebook sia stata in grado di bloccare oltre 837 milioni iniziative di spam, 583 mila account fasulli, 21 milioni di fotografie "esplicite" e 2,5 milioni di messaggi ricollegabili a fenomeni di hate speech.

Un lavoro notevole, svolto in gran parte dagli strumenti di intelligenza artificiale.

Ci sono comunque alcuni dubbi sui risultati dell’operato. Specialmente sul tema hate speech. La questione richiederebbe un grado di sensibilità che solo l’essere umano è in grado applicare, in quanto capace di individuare contesti e comprensioni intuitive del messaggio.

Il sistema ha comunque dimostrato quanto la piattaforma ha una profonda necessità di controllare le attività di un network che non conosce declino e che vanta una serie di iscritti mensili con numeri spesso incontrollabili.

La “buona volontà” che il garante aveva richiesto al colosso è stata in parte dimostrata e Facebook stesso ha dimostrato di avere gli strumenti giusti per garantire performance e risultati immediati.

Una cosa è certa, c’è ancora molto lavoro da fare e il futuro è roseo per gli utenti.

L’obiettivo è che l’utente sia un giorno sicuro sulle finalità di utilizzo dei propri dati.

Anche perché essere coinvolto in finalità estranee a quelle per cui la piattaforma nasce, è già costato un 4% del fatturato annuo. Possiamo dire….un notevole incentivo a regolamentare prima possibile e nel miglior modo.

#GPDR #GuidaGPDR #Trattamentodati #intelligenzaartificiale

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