Per velocizzare un computer servirà un Virus


Usare un virus per velocizzare il PC? Secondo uno studio pubblicato su ACS Applied Nano Materials è possibile. Questo nuovo metodo per la produzione di sistemi elettronici privi di lag arriva da un’originale intuizione dei ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) e della Singapore University of Technology and Design e prevede l’utilizzo del batteriofago M13. Il virus in questione, infatti, non è uno di quelli per computer, ma un virus biologico vero e proprio, che potrebbe rendere più veloci e efficienti i computer. Scopri cos’è il virus M13 e come potrebbe essere utilizzato per avere PC superveloci. Fago M13 per PC superveloci Il batteriofago M13 o Fago 13 è un virus che attacca i batteri usandoli come ospiti per riprodursi. Dai risultati di uno studio a cura dei ricercatori del MIT e University of Technology and Design è emersa la possibilità di usare un virus per progettare memorie per computer più veloci e efficienti. Nello specifico, la tecnica messa a punto sarebbe utile per i PC con memorie a cambiamento di fase (phase-change memory), ossia memorie non voltatili a stato, a metà strada tra la RAM (particolarmente veloce) e un disco rigido (più lento, ma più capiente). La phase-change memory ha il vantaggio di essere particolarmente veloce e consente di ridurre i tempi di attesa per il trasferimento delle informazioni che viaggiano all’interno del computer e i relativi tempi di elaborazione, riducendo i ritardi da millisecondi a nanosecondi. L’utilizzo delle memorie a cambiamento di fase ha sempre risentito di un grosso limite, dato dal fatto che questo tipo di memoria viene realizzato con l’antimoniuro di gallio, un materiale binario che richiede alte temperature, elevati consumi energetici ed è soggetto a cambiamenti di forma perchè diventa instabile intorno ai 346 gradi. Considerando che, di norma, in fase di produzione si raggiungono temperature superiori, l’utilizzo di questo materiale ha sempre rappresentato un ostacolo.

Il team degli studiosi che ha curato la ricerca è riuscito a individuare una soluzione al problema, introducendo una tecnologia a filo sottile che prevede proprio l’uso del batteriofago M13. Il virus potrebbe dunque essere utilizzato per estrarre le particelle di antimonurio di gallio, per poi ricomporrle in nanofili, ossia minuscoli fili di germanio-stagno-ossido a bassa temperatura e in modo del tutto efficiente. Secondo quanto dichiarato da Demon Loke, uno dei ricercatori del team, “Questa possibilità apre la strada all’eliminazione dell’archiviazione al millisecondo e ai delay di trasferimento necessari per far progredire il computing moderno”. Benchè la scoperta potrebbe rivoluzionare il mondo l’elettronica di consumo, consentendo agli addetti ai lavori di dare vita a sistemi elettronici superveloci (non soltanto PC, ma anche smartphone e altri device), la sua applicazione pratica potrebbe richiedere degli anni prima di vedere la luce.

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