Amazon, a luglio prevista la chiusura di una parte del suo marketplace in Cina


Il 18 luglio 2019 Amazon chiuderà una parte del suo marketplace in Cina.

I consumatori locali non avranno più modo di acquistare i prodotti venduti sulla piattaforma dai venditori del paese asiatico.

Statista.com ha stimato che nel 2020 gli acquirenti in Cina, con un età compresa tra i 16 e i 34 anni, che acquisteranno da un e-commerce, saranno 799,6 milioni. In più, i dati segnalano che costoro continueranno aa acquistare su siti quali AliBaba, Tmall.com, di proprietà di Jack Ma, e su JD.com di Richard Liu, ma non su Amazon.cn.

Tre marketplace che in questa nazione ricoprono l’80% del mercato e-commerce e fatturano, nel complessivo, 2 trilioni di dollari all’anno. Un muro di dollari che non lascia spazio a un’equa concorrenza con Amazon. Il negozio online di origini americane fatica a stare al passo, fatturando un quarto della cifra.

Ed è a questo punto che i piani alti di Amazon piuttosto che continuare a investire in un qualcosa di non redditizio per le proprie casse, hanno deciso di chiudere una parte delle proprie vendite in Cina.

L’esperienza di Amazon in Cina

Nel 2004, Amazon ha iniziato a testare le proprie potenzialità di vendita online sul mercato cinese, acquisendo una libreria online. Da subito, notò che farsi strada nel mondo dell'e-commerce asiatico sarebbe stato più complesso del previsto.

La popolazione cinese che acquista online non è del tutto indifferente ad Amazon, visto anche le cifre che l’azienda ha speso per acquisire nuovi clienti. I cinesi adorano comprare prodotti di qualità che provengano da oltreoceano, e non per forza solo ed esclusivamente prodotti americani. Basti pensare al 20% dell’export dell’agroalimentare italiano.

Più della metà degli acquirenti, però, preferisce rimane fedele alle sue origini e non cliccare sul pulsante di acquisto di Amazon, quando si tratta di comprare online, utilizzarlo per controllare le caratteristiche tecniche del prodotto e le recensioni di chi lo ha già acquistato. Ed ecco che una parte dell’impero economico di Jeff Bezos ne risente.

Chi invece non ha alcuna intenzione di voltare le spalle ai rivenditori che si affidano ad Amazon, potrà continuare ad acquistare i prodotti sfruttando l’e-commerce presente negli Stati Uniti, in Germania in Gran Bretagna e in Giappone.

Cosa resterà di Amazon in Cina

L’ufficio contabilità di Amazon ha fatto i propri conti, in modo da sapere cos’è bene tagliare, e cosa, invece, lasciare attivo nel mercato cinese.

Infatti, è stato deciso che Amazon manterrà e continuerà a fornire i servizi di Cloud Computing tramite il proprio settore web services. Un’altra fetta di prodotto che al momento non ha intenzione di eliminare dal mercato sono i Kindle e gli eBook.

L’impegno di Amazon con i lavoratori cinesi

Con la dismissione della vendita su Amazon.cn, è stato riorganizzato e ripensato l’assetto interno del personale. Amazon non ha intenzione di licenziare e lasciare a casa i lavoratori in esubero. Anzi, si sta attivando per trovare ai propri dipendenti dei nuovi impieghi all’interno dell’azienda stessa o in aziende partner esterne.

In conclusione, Amazon ha dimostrato di saper frenare la sua voglia di espansione mondiale e scegliere su quali prodotti e, soprattutto, su quali mercati è meglio puntare.

In questo modo, la speranza è quella che il colosso di Seattle utilizzerà in maniera più intelligente le proprie risorse, senza uscire in maniera definitiva dalla scena del mercato online cinese.

#amazon #cina #ecommerce

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