Guerra a Huawei: Anche Google dice stop al colosso Cina


Il 20 maggio scorso, Google ha comunicato a Huawei che non potrà più utilizzare nei suoi futuri device, il sistema operativo Android e le app disponibili su Play Store, Youtube, Gmail, Google Chrome.

Huawei sarà libera di inserire nei dispositivi futuri solo la versione di Android con licenza open source.

Cosa cambia per gli smartphone e i tablet Huawei già prodotti e venduti?

Per ora, le app possono essere ancora aggiornate senza problemi.

Per quanto riguarda, invece, gli aggiornamenti di sicurezza, il portavoce di Google ha affermato: "Per gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti". Alcune fonti converrebbero comunque che il rilascio di tali aggiornamenti potrà essere soggetto a slittamenti fino alla delibera open source da parte di Google.

È in atto una guerra fredda 3.0?

Capiamo meglio cosa è successo. Google è un'azienda a bandiera statunitense, che fattura più di 100 miliardi di dollari all’anno. La sua residenza è a Mountain View, in California. Oltre ad aver creato uno dei motori di ricerca più utilizzati al mondo, ha inventato vari servizi e il sistema operativo Android.

Huawei è un’azienda cinese che fattura 100 miliardi di dollari l’anno, produce infrastrutture tecnologiche per le telecomunicazioni, per la realtà virtuale, ma anche computer, reti, smartphone, antenne e tanti altri prodotti distribuiti in tutto il mondo, Stati Uniti compresi.

Perché le due aziende sono entrate in collisione?

Due le possibili motivazioni all'origine dello screzio tra le due superpotenze.

La prima potrebbe essere legata alla sicurezza nazionale americana. Secondo il governo degli USA, Huawei avrebbe collaborato con l’intelligence cinese per spiare gli americani e appropriarsi delle loro tecnologie.

La seconda ragione, e forse la più plausibile, sarebbe di natura economica. Il presidente degli Stati Uniti Trump ha adottato la strategia già usata dal governo cinese. Si sa che la nazione asiatica è un eco-sistema tecnologico autonomo e chiuso. Non permette alla maggior parte dei prodotti tecnologici stranieri, e quindi anche americani, di entrare nel mercato cinese. Un' eccezione è rappresentata dalla Apple, che però deve sottostare a infiniti cavilli governativi.

Trump, facendo leva su possibili problemi di sicurezza nazionale e sulla necessità di salvaguardare e far crescere l'economia americana, si è comportato allo stesso modo nei confronti di Huawei.

Se la più grande azienda cinese di tecnologia vorrà fare affari con le aziende americane, dovrà attenersi alle nuove regole imposte dal presidente degli USA.

In più, Trump ha inserito Huawei nella Entity-List per un tempo ancora indefinito. Quest'ultima consiste in una black-list commerciale, che vieta alle aziende al di fuori dell’America di fare affari con aziende statunitensi. Una mossa già attuata nel 2018 con l’azienda ZTE Corporation, leader cinese nel settore delle telecomunicazioni e delle tecnologie informatiche, bandita dal mercato statunitense per la durata di quattro mesi.

Cosa comporta questo stop delle collaborazioni

Google, Intel Corp., Qualcomm Inc, Xilinx Inc. e Broadcom Inc. sono tutte multinazionali americane che fino al 20 maggio vendevano chip, server, processori e software utili per tutta l’infrastruttura tecnologica di Huawei. Ora, dopo quanto deciso dal governo americano, non potranno continuare la collaborazione.

Il tutto causa una perdita di introiti economici non solo per Huawei, ma soprattutto per quelle aziende americane che contano, per buona parte del proprio bilancio economico annuale, sul rifornire la grande azienda di tecnologia cinese.

Oltre a ciò, seguirà un'ulteriore conseguenza. Sarà, infatti, probabile il rinvio del lancio del 5G e di tutti i prodotti annessi.

Google, come tante altre aziende dello stesso calibro, si è prodigata negli anni nell'accompagnare Huawei in tutte le ownership di legalizzazione del brand. le ultime restrizioni, invece, potrebbero dare una spiacevole spallata al mercato del colosso cinese sui mercati europei, impattando notevolmente sui ricavati ingenti degli anni.

Bisogna, però, considerare anche il fatto che la Cina possiede buona parte delle materie prime, utilizzate dalle più grandi aziende americane, che producono prodotti tecnologici. Se il governo cinese dovesse decidere di non vendergliele più, ci sarebbe un mal contento generale, non solo da parte degli Stati Uniti, ma anche dei mercati finanziari mondiali, che ne risentirebbero per effetto domino.

Il piano B di Huawei

Huawei ha già annunciato di aver studiato e preparato negli anni un piano B per far fronte a una situazione di questo tipo. L'azienda di Shenzhen ha, quindi, realizzato una tecnologia che possa sostituire Android, e che è già stata rilasciata in Cina.

Non dimentichiamo che colossi come Google e Amazon non sono ancora riusciti a radicare la loro brand visibility a causa di blocchi e privacy restrittive dettate dal governo cinese.perché messi al bando o bloccati. Tencent, Baidu e AliBaba sono i corrispondenti cinesi che nulla hanno da invidiare a quelli americani. La Cina ha tutte le carte in regola per potercela fare anche da sola e di conseguenza Huawei.

In conclusione

Le due più grosse potenze economiche mondiali, prima o poi, dovranno accordarsi, perché in ballo ci sono argomenti e dinamiche molto più vasti di un qualcosa legato a sistemi operativi e app non più disponibili.

Entrambe traggono vantaggi l’una dall’altra, seppur non lo vogliano ammettere.

La Cina, probabilmente, ha a sua disposizione qualche metro di vantaggio in più, e in parallelo, gli Stati Uniti non possono permettersi di tirare troppo la corda.

Quello che è certo è che, presto o tardi, vedremo queste superpotenze sedersi a un tavolo delle trattative per trovare un compromesso vantaggioso per entrambe.

Il guaio è che non si sa quando accadrà e quanto ci vorrà.

Il derby sulla tecnologia va avanti dalla notte dei tempi. Non resta che aspettare e vedere come si evolve la situazione e quale accordo riusciranno a trovare per non far tremare (troppo) l’economia mondiale.

#Google #huawei #sicurezzainformatica #sicurezzadati

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