Twitter: Lotta alle fake news sul vaccino del morbillo


A New York e a Washington sono ricomparsi focolai di morbillo. A metà maggio, i Centers for Disease Control and Prevention hanno comunicato che i casi di morbillo negli Stati Uniti avevano raggiunto le 839 segnalazioni. Può sembrare un numero irrisorio, se paragonato all’intera popolazione degli USA, ma considerando la velocità con cui si diffonde il virus, il numero ha carattere esponenziale.

Twitter a sostegno della scienza

A marzo 2019 Facebook, Instagram, YouTube e Pinterest avevano adottato una linea dura contro chi inseriva sui social contenuti che riportassero fake news sul vaccino del morbillo, i possibili effetti collaterali e le conseguenze sulla salute.

Da maggio, anche Twitter ha deciso di seguire la stessa via. Del Harvey, vicepresidente della sicurezza su Twitter, in un post ha scritto: ”Noi di Twitter comprendiamo l'importanza dei vaccini nella prevenzione delle malattie e riconosciamo il ruolo svolto da Twitter nella diffusione di importanti informazioni sulla salute pubblica. Pensiamo che sia importante aiutare le persone a trovare informazioni affidabili che migliorino la loro salute e il loro benessere. (…) Garantire che le persone possano trovare informazioni da fonti autorevoli è una parte fondamentale di questa missione."

In questo modo, d'ora in avanti, chi cercherà qualcosa inerente la salute, il morbillo e il relativo vaccino su Twitter verrà rimandato, tramite un link, al sito <<vaccines.gov>> del Ministero della Salute degli Stati Uniti, e non più a siti di dubbia natura scientifica.

Affinché informazioni corrette su questo disturbo si diffondano più velocemente dello stesso virus, Twitter ha deciso che le notizie sui vaccini diramate dal dipartimento della salute si potranno vedere da app e da desktop anche da Brasile, Canada, Corea del Sud, Giappone, Indonesia, Regno Unito e Singapore e America Latina. In quest'ultimo caso addirittura in lingua spagnola.

Il motivo della decisione di Twitter e degli altri social

Da qualche anno a questa parte, il primo tipo di informazione con cui si entra in contatto, a cui spesso non segue neanche un approfondimento della notizia, è la news che compare sulle bacheche di Twitter, Facebook e Instagram.

Il tutto assume una connotazione negativa quando c’è in gioco la salute delle persone. Leggendo le notizie sui social, spesso, non si pensa che potrebbero essere delle fake news. Ancora più raramente si verifica che chi le abbia messe online sia una fonte autorevole, o almeno attendibile.

Persino Alan Schiff, membro del congresso degli Stati Uniti, in una lettera scritta a Mark Zuckerberg qualche mese fa, sosteneva sull’epidemia di morbillo: ”Ci sono prove evidenti che suggeriscono che almeno una parte della fonte di questa tendenza sia il grado in cui le informazioni clinicamente inaccurate sui vaccini emergono sui siti Web su cui molti americani ricevono le informazioni, tra cui Facebook e Instagram.”

I post anti-vaccino presenti su Twitter prima delle restrizioni sostenevano tesi false sull'effettiva utilità e sui possibili effetti collaterali. Questo genere di news sono stati ritenuti tanto attendibili dai lettori, da spingere a non vaccinare i propri figli contro questo virus.

Il fatto che le fake news su argomenti relativi la salute riescano a prevalere su quelle provenienti da fonti affidabili è un fatto gravissimo. Ciò ha, infatti, determinato la riapparizione in brevissimo tempo una malattia come il morbillo, latente da decenni.

E poiché la salute è un bene comune di vitale importanza, e i social dimostrano ogni giorno che passa di essere sempre più potenti, la decisione di optare per una nuova linea d’informazione, che provenga direttamente dalla fonte più ufficiale, non dovrebbe sorprendere e fa pensare che forse sarebbe stata una strategia da adottare ben prima che una mancata dose di informazione appropriata e il cattivo uso dei social potessero determinare la nascita di nuovi focolai di un virus ormai dormiente.

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