Apple assemblerà tutti i suoi prodotti in Cina


Il nuovo Apple Mac Pro da 6 mila dollari, che qualche mese fa aveva scatenato l’ilarità dei social per il suo design, arriverà in Italia in autunno. Nel frattempo rappresenta il pomo della discordia tra Tim Cook e Donald Trump, con la Cina che resta a guardare.

Il viaggio del nuovo Mac Pro

Apple lavora su due fronti per la creazione dei propri prodotti: studio del prodotto e progetto avvengono a Cupertino, mentre la realizzazione e l'assemblaggio delle componenti avviene per lo più in Cina, iPhone compreso. L’unico device che fino ad ora prevedeva la propria fase di ideazione e produzione interamente in America, era proprio il Mac Pro desktop. Da qualche settimana, però, le cose sono cambiate.

In un comunicato, che ha fatto il giro del mondo, Apple ha dichiarato: "Come tutti i nostri prodotti, il nuovo Mac Pro è stato progettato e ingegnerizzato in California e comprende componenti provenienti da diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti. Siamo orgogliosi di sostenere gli impianti di produzione in 30 dei nostri Stati e l'anno scorso abbiamo speso 60 miliardi di dollari con oltre 9.000 fornitori in tutti gli Stati Uniti. I nostri investimenti sostengono 2 milioni di posti di lavoro americani. L'assemblaggio finale è solo una parte del processo di produzione".

Ciò significa che la parte finale della produzione del Mac Pro rientrerà nella cosiddetta “parte del processo di produzione” e sarà dislocata in Cina presso la Quanta Computer Inc., una fabbrica poco lontana da Shanghai, insieme ad altri fornitori che collaborano con Apple. Così facendo, la società californiana riuscirà ad ammortizzare i costi di spedizione.

Può sembrare assurdo, ma costa meno far viaggiare dei componenti per assemblare i vari prodotti Apple in Asia e inviare il prodotto finito in America, piuttosto che effettuare le medesime procedure su territorio statunitense.

Apple convocata alla Casa Bianca

Il fatto che un’azienda faccia i propri interessi e cerchi di risparmiare sui costi di produzione non ha niente di strano. Le uniche note che stonano in questa vicenda sono date dal fatto che Apple abbia preso questa decisione nel bel mezzo della guerra dei dazi che il presidente Trump ha imposto sui prodotti realizzati in Cina, che avranno un costo finale rincarato del 25%. Prodotti Apple inclusi.

L’azienda di cui Tim Cook è alla guida ha così tanto peso sull’economia americana, che Trump stesso ha più volte convocato alla Casa Bianca il CEO di Apple, per tentare di persuaderlo in modo da riportare buona parte della produzione dei device in America, in vista anche del fatto che con l’introduzione dei dazi, questi avranno un prezzo finale molto più alto.

Tim Cook per tutta risposta ha chiesto di non procedere con i dazi contro la Cina, per evitare che tutti i prodotti Apple costino di più. E per quanto Apple sia un brand forte in tutto il mondo, posizionato su di una fascia di prezzo precisa, un aumento del costo finale non sarà mai visto positivamente dai consumatori.

Il fascino della Cina su Apple

Nonostante la Cina sia una potenza asiatica del tutto autonoma dal punto di vista di produzione e realizzazione di tecnologie d’avanguardia, ha comunque concesso alla Apple, un’azienda non cinese, di entrare nel proprio mercato finanziario. Una scelta non di poco conto se si pensa alla tipica chiusura di questa nazione nei confronti di prodotti che provengono da oltre confine.

Ma come mai la Cina affascina così tanto la Apple? Nel 2013 Tim Cook annunciò che grazie a un investimento di 100 milioni di dollari una parte della produzione della Apple sarebbe tornata in America, in uno stabilimento a Austin in Texas, proprio per la produzione del Mac Pro.

Purtroppo, negli anni ci furono vari problemi legati alla sua produzione. L’offerta non copriva la domanda. Non c’erano abbastanza Mac Pro che soddisfacessero la richiesta del pubblico. Austin non riusciva a rispettare le quantità prefissate e ciò rappresentò un continuo segno meno nel fatturato dell’azienda.

Apple aveva già esperienza nella produzione dei propri prodotti di punta in Cina, così, decise spostare qui la fabbricazione materiale del Mac Pro. Un altro fattore che sicuramente ha pesato sulla decisione finale è stato il fatto che la manodopera americana sia molto più cara rispetto a quella cinese.

In conclusione

Siamo davanti a una lotta intestina che interessa gli Stati Uniti. Trump non vorrà cedere facilmente la propria posizione, e lo stesso vale Tim Cook. L'unica cosa certa è che, almeno per ora, la Cina dovrà stare a guardare per capire quali vantaggi potrà trarre dalla situazione.

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