Neuralink: l’idea di Elon Musk per creare il cervello-computer

Aggiornato il: gen 24


L’avanzare dell’AI e il suo miglioramento costante sono una minaccia per le persone, secondo Elon Musk. Il CEO di Tesla ha più volte sostenuto il concetto, suggerendo persino un metodo per contrastarla: ampliare la capacità cognitiva del cervello umano con delle interfacce neurali. In questo modo non si sarà sopraffatti dalle tecnologie dell'intelligenza artificiale.

La nascita del progetto Neuralink

Dopo le auto self-driving, l’utilizzo dell’energia pulita, prodotta solo sfruttando i raggi solari (Solar City), la possibilità di andare nello spazio a costi ridotti (SpaceX), tutti progetti realizzati da Tesla, Elon Musk non poteva non pensare all’uomo e al suo cervello. D’altronde è la "macchina” che ciascuno di noi utilizza continuamente per rielaborare dati.

Neuralink e le neurotecnologie Neuralink oltre a essere il nome del nuovo progetto di interfacce neurali di Elon Musk, è un’azienda con sede a San Francisco, avviata nel 2016, per progettare e realizzare neurotecnologie che hanno la capacità di semplificare la vita delle persone con problemi o deficit neurologici di vario tipo.

Il cervello umano è un organo misterioso e oscuro. Rispetto a qualche anno fa si conosce bene una parte del suo funzionamento complessivo e come reagisce quando è colpito da alcune patologie neurologiche.

Nonostante ciò, c’è ancora tanto da scoprire e questo per Musk, gli ingegneri, i neurologi e i bioingegneri che lavorano a Neuralink, non è un buon motivo per arrendersi, anzi è un qualcosa che sprona ad andare avanti nella ricerca, utilizzando ciò che si conosce come base di partenza.

Grazie, infatti, a tutto quello che si sa su questa splendida macchina naturale, si sono potuti realizzare degli arti artificiali per chi ha subito amputazioni, che si muovono come se fossero un arto umano vero e proprio.

Con il "semplice" posizionamento di elettrodi neurali nei nervi dell’arto amputato, si potrà collegare l’arto bionico, che sarà mosso come se fosse vero. Com’è possibile? Tramite l’interpretazione dei messaggi cerebrali, da parte degli elettrodi neurali trasmessi all'arto.

Elon Musk vuole sfruttare questa tecnologia per far in modo che il cervello si interfacci con dei software per aumentarne il potenziale cognitivo. Lo scopo finale sarà quello di avere un cervello-computer in grado di competere con le tecnologie di intelligenza artificiale.

Sempre il CEO di SpaceX sostiene che questa situazione esista già, ma non tramite degli elettrodi neurali cerebrali. Basta osservare come siano utilizzati gli smartphone. Si cercano risposte immediate, si immagazzinano immagini, video, liste, contatti e dati personali che si desiderano siano salvati su un dispositivo, in modo che siano al sicuro - anche dai bug della nostra stessa memoria - e sempre recuperabili.

È davvero possibile realizzare un cervello - computer?

Esiste un articolo accademico realizzato da cinque studiosi che hanno lavorato al programma Neuralink. Secondo il documento l'idea alla base dello studio sarebbe: "un dispositivo a forma di ago da inserire, nel cranio di un ratto, per impiantarne nel cervello un elettrodo in polimero pieghevole che legga i segnali elettrici del cervello”.

Il posizionamento di questo elettrodo non è ancora stato tentato nel cervello umano, ma, se dovesse avvenire e avere successo, i circuiti elettrici e quelli neurali potrebbero diventare una cosa unica. In questo modo patologie come il morbo di Parkinson, l’epilessia, la depressione e altre malattie neuro-degenerative potrebbero essere curate direttamente all'interno del cervello. Un risultato fenomenale per la medicina.

I dubbi su questa tecnologia

Come tutte le nuove scoperte scientifiche ci sono pro e contro. Abbiamo già elencato e discusso dei vantaggi, specie in ambito medico-scientifico. Gli svantaggi sono svariati. Primo fra tutti il riuscire a tenere sotto controllo una tecnologia del genere in modo che non finisca nella mani sbagliate. Inoltre, questo genere di tecnologia non impedirebbe - seppur sul lungo periodo - di modificare o influenzare reazioni e sensazioni dall’esterno, grazie al lavoro sui meccanismi cerebrali e i processi mentali. Il che solleverebbe una questione di tipo etico.

Chi definirà i confini per non infrangere la soglia della nostra umanità? Chi vigilerà sull’evolversi di questa tecnologia? L’innovazione non si può fermare e risulta fondamentale per sconfiggere alcune patologie neurologiche. A volte, però, è necessario chiedersi quanto sia utile e lecito spingersi sempre oltre.

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