Apple: Siri e la sua preoccupante mancanza di discrezione

Aggiornato il: gen 22


Apple, a inizio anno, ha fatto parlare di sé in seguito all'esposizione del cartellone pubblicitario alla più grande fiera dell’elettronica di Las Vegas, su cui capeggiava la scritta: "Ciò che accade sul tuo iPhone rimane sul tuo iPhone”.

Secondo un informatore anonimo che si è rivolto al The Guardian non sarebbe esattamente così.

Siri origlia le conversazioni

Siri è l’assistente vocale di casa Apple che si attiva pronunciando “Hey Siri”. In tanti usufruiscono delle sue capacità e servizi - o servigi - per avviare telefonate, impostare promemoria, scrivere messaggi e inviarli senza nenache dover sfiorare il touchscreen del proprio iPhone.

Secondo un articolo uscito di recente sul giornale The Guardian, alcuni dipendenti Apple ascolterebbero le conversazioni che gli utenti intraprendono con Siri, e non solo.

A quanto parrebbe, addetti del controllo qualità di Siri si sarebbero "imbattuti" - durante l’attivazione accidentale dell’assiste vocale - in dialoghi riservati tra medici e pazienti, uomini d’affari, persone in momenti di intimità e tante altre circostanze in cui informazioni personali e dati molto sensibili sono trapelati, senza che gli utenti ne fossero a conoscenza.

Può capitare, infatti, che Siri senta un rumore nell’ambiente circostante e lo interpreti come una richiesta di attivazione da parte dell'utente. Gli addetti al controllo qualità e performance di Siri dovrebbero, però, essere in grado di riconoscere un'attivazione accidentale da una volontaria.

Questione privacy

Il fatto che Siri non sia discreta ha lasciato sgomenti tutti gli utilizzatori di iPhone, considerando che la privacy è uno dei valori cardine in cui l’azienda di Cupertino crede fortemente e su cui si è basata, soprattutto negli ultimi anni per fare presa e fidelizzare i propri clienti.

Una prima conseguenza è stata la sospensione da parte di Apple - almeno fino a fine autunno 2019 - dell'analisi dei dati ricavati da Siri, in quanto al centro del mirino ci sarebbe la modifica di alcuni dettagli relativi alla tutela della privacy dei suoi clienti.

Apple vorrebbe offrire l’opportunità ai propri user di scegliere se fare o meno parte del campione preso in considerazione per analizzare e migliorare le funzionalità dell’assistente vocale Siri. L’azienda stessa ha affermato: ”Ci auguriamo che molte persone scelgano di aiutare Siri a migliorare, sapendo che Apple rispetta i propri dati e che dispone di forti controlli sulla privacy”.

In teoria, l’azienda di Tim Cook non dovrebbe riuscire a capire a chi appartengono quei vocali, in quanto non collegati all’account Apple ID. In questo contesto si dovrebbe utilizzare una stringa di numeri e lettere in modo da collegare i dati raccolti al suo proprietario in modo sicuro e anonimo, per averne comunque traccia.

Si sa, la pratica è, però, qualcosa di ben diverso.

Tuttavia, sempre secondo l’informatore del Guardian, non sarebbe impossibile riconoscere il proprietario della traccia audio, registrata da Siri. Basti pensare a tutte quelle informazioni - per noi scontate, e per altri potenziali fonti di guadagno - che emergono naturalmente durante una qualsiasi conversazione. Vedi indirizzi, numeri di telefono, informazioni più e meno personali, captabili da chi sarebbe all'altro capo di Siri!

La difesa di Apple

Dopo l’articolo di inchiesta del Guardian la Apple si è scusata attraverso un comunicato ufficiale: “Ci rendiamo conto di non essere stati pienamente all’altezza dei nostri alti ideali, e per questo ci scusiamo con l’obbligo di rispettare i severi requisiti di riservatezza di Apple”. L’azienda ha ammesso che cancellerà le registrazioni risultato di attivazioni accidentali di Siri.

Inoltre, sempre Apple risponde all'inchiesta del Guardian affermando di eliminare circa l’1% delle attivazioni giornaliere di Siri di cui si analizzerebbero solo pochi secondi. Il tutto avverrebbe in strutture sicure dove gli addetti sarebbero obbligati a rispettare regole ferree sulla privacy. Eppure qualcosa non è andato come doveva.

Il mondo degli assistenti vocali

Siri non è l’unico assistente vocale presente sul mercato, seppur possa essere considerato tranquillamente il più famoso. Altri software simili per il momento sono principalmente Google Assistant e Alexa di Amazon. E persino le loro case produttrici hanno dovuto ammettere di essere in ascolto per garantire un servizio migliore a i propri utenti.

Vi è, però, una differenza notevole.

Google e Amazon permettono ai proprietari dei dispositivi di decidere se le proprie registrazioni possano essere utilizzate o meno, segnalandone gli scopi. Opzione che Apple non offre. L’unico modo per evitare che le conversazioni siano ascoltate attraverso un’attivazione involontaria di Siri consiste nella disinstallazione completa dell’assistente vocale.

Dopo quanto è emerso, l’azienda di Cupertino ha finalmente deciso di dare la possibilità a chi acquista o possiede un iPhone di stabilire se rientrare o meno nel campione di persone che Apple può analizzare, per garantire un'ottima user experience.

Conclusioni

A nessuno piace essere “spiati” e ascoltati di nascosto, soprattutto se ciò avviene tramite un proprio device.

Il particolare più spaventoso di questa vicenda riguarda il fatto che non ci siano ancora procedure specifiche per gestire in sicurezza questo tipo di registrazioni sensibili e private e quindi tutelare l'utente, che si trova automaticamente e in modo incosapevole esposto a rischi non preventivati.

#AppleSiri #vocalassistant #GoogleAssistant #AmazonAlexa

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