WeWork e Spacious: Il coworking in continua espansione

Aggiornato il: gen 22


WeWork, società americana che si occupa di coworking, ha annunciato di aver acquisito la sua concorrente Spacious.

Spacious, co-fondata da Preston Pesek nel 2016, si occupa di sfruttare a San Francisco e New York gli spazi di lavoro inutilizzati o lasciati liberi durante determinate fasce orarie, come ad esempio i ristoranti.

In questo modo l’attività che ospita le attività del coworking ne trae beneficio. Infatti, durante le ore in cui il ristorante non è aperto, resta a disposizione dei lavoratori.

I benefici di questa attività di coworking sono vari e hanno un'estensione più ampia di quanto si possa pensare. Infatti, non solo interessano chi possiede un’attività di ristorazione e mette a disposizione il proprio locale in determinate ore, ma anche a tutto il tessuto urbano e paesaggistico. Non sarà necessario costruire nuovi immobili dove creare delle sedi di coworking. L’obiettivo finale di Spacious e WeWork è proprio quello di poter sfruttare al massimo le potenzialità delle strutture già presenti sul territorio e che, ad oggi, sono state abbandonate, non valorizzate o utilizzate al massimo delle loro potenzialità.

Dal momento che il lavoro da remoto è in continuo aumento in alcuni settori, venire incontro alle esigenze dei lavoratori preservando l’ambiente e risparmiando risorse sarebbe la "diretta risposta ai cambiamenti tecnologici che stanno rivoluzionando il modo in cui interagiamo”, come sostenuto Preston Pesek nell’annunciare la fusione di Spacious con WeWork.

Il coworking in Italia

Tutto questo accade negli Stati Uniti. Ad oggi, però, anche in tante città italiane vi sono numerosi spazi di lavoro condivisi recuperati da strutture ormai dismesse, soprattutto da quando il coworking ha iniziato a diffondersi nel lontano 2008. Solo a Milano, tra tutti i coworking attualmente esistenti, sono 5 le filiali appartenenti alla rete di WeWork.

Il coworking in Italia si è suddiviso, fin dagli inizi, in tre filoni: ibrido, importato e nativo.

Il coworking ibrido non è altro che un classico ufficio organizzato per essere condiviso da più persone. Un esempio tutto nostrano di questa tipologia può essere CoWo.

Con coworking importato, invece, si fa riferimento al tipo di coworking straniero, che è riuscito ad aprire degli spazi di lavoro condivisi in un paese diverso da quello di provenienza. Ad esempio WeWork, con bandiera americana che si è insediato a Milano.

Infine, concoworking nativo si identifica quel tipo di coworking progettato e realizzato in uno specifico paese.

Dato che il coworking comprende, per sua natura, uno spazio di lavoro comune e condiviso, di solito open space, in cui più professionisti provenienti da ambiti diversi coesistono, può capitare che nascano dissidi o problemi. Un metodo utile per risolverli è l’Open Space Technology (OST).

Open Space Technology

Il metodo OST è stato creato da Harrison Owen, organizzatore professionale di conferenze. Harrison durante il suo lavoro notò che i lavoratori riuscivano a instaurare delle relazioni positive durante un momento di assoluto relax: la pausa caffè.

Da quel momento decise di strutturare le proprie conferenze in modo che i partecipanti avessero la sensazione di partecipare un incontro professionale, ma all’interno di un contesto rilassato che ricordasse quello della fantomatica pausa caffè.

I partecipanti erano spinti in questo modo a sentirsi liberi di esprimere le propri opinioni.

Quando sfruttare il metodo OTS?

Un tipico contesto in cui può risultare efficace applicare il metodo OTS è quello di un gruppo di persone che lavorano a un progetto comune, in cui si presentino discrepanze o incomprensioni, determinate da un conflitto interno, troppi punti di vista o proposte opposte. Il metodo dell’Open Space Technology permette di rendere più semplice un compito molto complesso, trovando immediatamente una soluzione a un problema.

Utilizzando l’OTS si scrive automaticamente un report istantaneo. Il documento tratterà gli spunti iniziali che hanno condotto alla presa in considerazione della questione presa in esame, le idee sviluppate per giungere a una possibile soluzione e infine allo script di quanto detto e fatto secondo gli accordi presi.

Quattro principi e una legge

L’OST si basa su quattro principi e una legge. Analizzando le leggi:

1. Chiunque si presenti è la persona giusta. La partecipazione all’OTS deve essere volontaria e sostenuta dalla volontà di risolvere una problematica. Questo consiste, quindi, in un metodo che aiuta anche a responsabilizzare ed ad accrescere il senso del dovere. Non è importante pensare a chi è presente, tutti sono responsabili per sé stessi. Tutto ciò che sarà deciso all’interno dell’OTS sarà deciso dai presenti.

2. Qualsiasi cosa accada è l’unica che poteva accadere. Può sembrare scontato, ma spesso con un gruppo che lavora alla risoluzione di un determinato problema, si può ottenere solo quel risultato e non un altro. Chi partecipa deve lavorare senza forzature in modo che niente sia imposto a nessuno.

3. Indipendentemente da quando inizi, sarà in ogni caso il momento giusto. È importante stabilire un’ora di inizio e di fine, ma nonostante questa regola non si deve interrompere il flusso creativo che potrebbe svilupparsi all’interno del gruppo. Ad esempio, se si imposta una pausa a una determinata ora e in quel momento si è in pieno brainstorming, l’interruzione andrebbe a tranciare di netto il momento in cui si potrebbe raggiungere una soluzione. Non solo, si interromperebbe il flusso di energia e sinergia creatosi all’interno del gruppo di lavoro.

4. Quando è finita, è finita. Può capitare che si decida di utilizzare il metodo OTS per la durata di mezza giornata o anche solo poche ore. Ottenere il risultato sperato in minor tempo è sicuramente un vantaggio.

La legge dei due piedi

Potrebbe accadere che durante l’applicazione di tale metodo alcuni dei partecipanti prendano consapevolezza del fatto di non essere interessati all’argomento o di non essere in grado di fornire spunti o soluzioni valide. L’unica cosa che resta da fare è riversare la propria produttività in un altro ambito o progetto dell'azienda. In questo modo si ottimizzano le risorse, la qualità del lavoro svolto e il tempo a disposizione.

Come funziona l’OTS?

Una riunione importate o un congresso in cui si utilizza il metodo dell’Open Space Technology può durare da uno a tre giorni. Ciascun gruppo di lavoro può essere composto da un gruppo di 5 persone o più e durante l’applicazione del metodo il lavoro sarà generalmente suddiviso in tre fasi:

Fase uno: ciascun partecipante espone il proprio punto di vista rispetto al problema.

Fase due: approfondimento del problema.

Fase tre: risoluzione della questione presa in esame.

Final thoughts

Lavorare in gruppo, che sia all’interno di una sala riunioni aziendale o di un coworking in condivisione non è facile. Essere a conoscenza di questi metodi per poter trovare una soluzione e uscire dalla fase di stagnazione che in alcuni casi si crea, potrebbe essere un elemento a vantaggio delle capacità di problem solving personali e di team.

#coworking #innovazione #OneSpaceTecnology #WeWork #Spacious

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