NASA: Invio di grandi carichi con Blue Origin e SpaceX


Un progetto stellare non può che coinvolgere i più grandi colossi del pianeta. Per arrivare sulla Luna e poi su Marte, la NASA non ha potuto che stringere alleanze fondamentali per le future missioni.

Nel suo continuo sforzo di inviare merci, ed anche persone, sulla superficie lunare la NASA ha annunciato cinque nuove partnership con compagnie spaziali commerciali che hanno progettato atterraggi robotizzati e che potranno trasportare grandi carichi sulla Luna.

I nuovi compagni che si aggiungono a una già formata squadra di big player sono giganti dell’industria come Blue Origin, SpaceX, e Sierra Nevada Corporation, che avevano già collaborato con la NASA per altri progetti. In particolare, i nuovi arrivati si uniscono ad un pool già costituito da nove società che fanno parte del programma CLPS (Commercial Lunar Payload Services) della NASA, con l’obiettivo primario di avere diverse capacità per il trasporto di strumenti scientifici e carichi pesanti sulla Luna, dal momento che entro il 2024 la NASA desidererebbe inviare essere umani sulla superficie lunare.

“Abbiamo visto la necessità di coinvolgere altri fornitori che miglioreranno le capacità dei lander” ha affermato Steve Clarke, vice amministratore associato per l’esplorazione, durante una conferenza stampa che annunciava i nuovi partecipanti al progetto. “L’espansione del gruppo di società idonee a presentare offerte per l’invio di payload sulla superficie lunare promuove l’innovazione e riduce i costi per la NASA e per i contribuenti americani. Prevediamo l’opportunità di offrire una vasta gamma di payload scientifici e tecnologici per contribuire a rendere la nostra visione per l’esplorazione lunare una realtà” ha aggiunto l’amministratore della NASA Jim Bridenstine.

Missione Luna: i protagonisti

Uno tra i più fieri sostenitori dell’assunto che l'umanità un giorno o l'altro dovrà insediarsi nello spazio è Jeff Bezos. Il fondatore di Amazon punta allora a colonizzare Marte e prima ancora la Luna, dove ritiene di poter inviare i primi astronauti nel 2024. Con la sua Blue Origin, Bezos investe nello sviluppo di un nuovo sistema per la navigazione e l'atterraggio sulla Luna, oltre che nel test di nuovi materiali che potrebbero essere utilizzati per il motore del suo lander lunare.

La compagnia proverà anche a sviluppare un nuovo apparato di alimentazione, che potrebbe aiutare a far funzionare il veicolo spaziale durante la notte lunare, un periodo di due settimane di oscurità durante il quale le temperature possono scendere fino a -173 gradi Celsius. Il lander, battezzato in modo evocativo Blue Moon, sarà in grado di trasportare tra 3,6 e 6,5 tonnellate di carico e sarà alimentato con idrogeno liquido. La propulsione gli sarà data dal motore BE-7.

Un altro potente magnate condivide la visione di Jeff Bezos: si tratta di Elon Musk, il numero uno di Tesla nonché fondatore di SpaceX, che lo scorso 28 settembre nel complesso di Boca Chica, in Texas, ha presentato alla stampa il prototipo della Starship, il veicolo pensato per un ritorno sulla Luna e la fondazione di colonie su Marte.

Tra i suoi punti di forza, che ne decreteranno un successo come si suole dire “spaziale”, Starship vanta quello di poter essere rifornita in orbita bassa da un'altra navicella, con un processo simile a quello che attualmente permette l'aggancio tra le capsule cargo.

Gli altri soci del progetto della NASA non rimangono in panchina: Maxar sta approntando una modalità per costruire nuovi tipi di pannelli solari e robot capaci di assemblarsi autonomamente in orbita. Sierra Nevada sta lavorando alle tecnologie legate al riutilizzo dei razzi, e nello specifico alla possibilità di recuperare la parte superiore di un propulsore dopo il suo lancio dalla Terra.

Su cosa punta la NASA?

Anche la NASA dal canto suo non fa passi indietro, al contrario fornisce alle compagnie che collaborano al progetto incentivi finanziari in modo da poter diventare operative in tempi più rapidi. La NASA sembrerebbe disposta a prendere alcuni rischi nei primi tempi per contribuire a stimolare lo sviluppo del programma CLPS e del business delle missioni lunari. Thomas Zurbuchen, amministratore associato della direzione missioni scientifiche della NASA, ha inoltre aggiunto che non ci si aspetta che ogni lancio e allunaggio abbiano successo.

La principale risorsa lunare da sfruttare, almeno inizialmente, sarà l’acqua. La superficie lunare ne dispone in gran quantità, depositata in forma di ghiaccio nei crateri polari permanentemente in ombra. Questa risorsa sarà fondamentale per la creazione di insediamenti lunari, non solo per soddisfare la sete degli astronauti: potrà anche essere scissa nei suoi costituenti, idrogeno e ossigeno, ed essere riutilizzata come propellente per i razzi.

Riguardo invece le criticità del piano della NASA per il ritorno sulla Luna, vi è certamente in programma la realizzazione di una piccola stazione spaziale, chiamata Gateway, i cui lavori di costruzione avranno inizio nel 2022. Il Lunar Gateway sarà un hub per l’esplorazione lunare, che fungerà da base per missioni di esplorazione robotiche o con equipaggi umani. Questo porterà gli astronauti della NASA a rimettere piede sulla Luna nel 2028, 56 anni da quando l’equipaggio dell’Apollo 17 lasciò le ultime impronte umane sulla superficie lunare.

Sulla Luna e oltre

Tutte tecnologie appena descritte appaiono molto interessanti, alcune saranno senza ombra di dubbio cruciali. Tuttavia, se torniamo al fatto che queste partnership siano appena state strette e che ci vorrà sicuramente diverso tempo per trovare le giuste sinergie per attuare i progetti presentati non ci resta che aspettare.

Da oggi, però, nel guardare alla luna faremo memoria di ciò che hanno più volte ripetuto i principali responsabili della NASA, ovvero che, con il prossimo sbarco sul nostro sulla luna non ci si limiterà a qualche orma e qualche bandiera, la prossima volta gli Stati Uniti torneranno per restare.

#SpaceX #BlueOrigin #JeffBesoz #elonmusk #NASA

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