Realtà virtuale: sensazioni tattili fino al dolore fisico simulato

Aggiornato il: 24 gen 2020


Scienza e tecnologia sfondano insieme un altro limite e, grazie alle ultime ricerche sulla realtà virtuale e aumentata, inventano un dispositivo che simula il dolore fisico e le sensazioni provate dagli esseri umani.

La rivista scientifica Nature ha recentemente pubblicato un articolo nel quale descrive nel dettaglio l'interfaccia wireless tattile per la realtà virtuale e aumentata: con l’aiuto dei dispositivi di VR o AR è oggi possibile provare sensazioni tattili come se fossero reali. Si può anche utilizzare una combinazione di azioni come la pressione, la vibrazione ed il movimento per simulare ulteriormente questo senso.

Questa strepitosa invenzione tecnologica conduce a profonde implicazioni in settori anche molto distanti tra loro, dai videogiochi alle protesi. “L’intero processo è molto complesso”, sostiene la rivista scientifica, che continua affermando che “il senso del tatto è una raccolta di diverse sensazioni, che comprende pressione, dolore e temperatura. Fino ad ora, è stata una grande sfida incorporare le sensazioni del tatto nella realtà virtuale e nella realtà aumentata.”

Realtà Virtuale: quali caratteristiche e applicazioni in ambito medico

Ma, innanzitutto, cos’è la realtà virtuale? E’ una dimensione connotata da un forte senso di realtà, per la quale il soggetto che la vive crede di trovarsi in quel mondo e di potervi interagire. La creazione di questa dimensione avviene attraverso la manipolazione di tre variabili, spazio, tempo e interazione, e interfaccia grafica.

La realtà virtuale si suddivide, in base al grado di immersione e di coinvolgimento, in tre sotto-realtà: la prima, chiamata realtà virtuale immersiva (RVI), si contraddistingue per una forte sensazione di immersione nello spazio esplorabile visivamente, grazie alla possibilità di interagire con gli oggetti raffigurati virtualmente.

La realtà virtuale non immersiva (RV) non suscita una sensazione di totale coinvolgimento perché l’ambiente creato non è percepito come reale. Infine la realtà aumentata (AR) permette di sovrapporre le immagini generate dal computer a quelle reali, aumentandone così il contenuto informativo.

Alcuni la definiscono ancora una tecnologia in fase di sviluppo, ma la realtà virtuale sta già avendo un impatto importante sulla ricerca, in particolar modo su quella medico-scientifica, anche in contesto internazionale. Infatti, la sua capacità di simulare un’esperienza reale, ricreando un ambiente tridimensionale simile a quello percepito quotidianamente, la rende lo strumento ideale per lo studio, la ricerca e lo sviluppo di nuove terapie.

Attualmente, gli ambiti di applicazione della VR nel settore medico sono principalmente riconducibili alla riabilitazione motoria e cognitiva, alla terapia di disturbi psichiatrici e, non meno importante, all’apprendimento tramite simulazione. Volendo essere più precisi, si sono riscontrati risultati positivi nell’utilizzo della realtà virtuale nell'ambito del trattamento di diverse patologie o situazioni cliniche, come la gestione del dolore acuto e cronico, dei disturbi d’ansia, delle fobie, dei disturbi da stress post-traumatico, dei disturbi alimentari, dell’autismo e della riabilitazione. Inoltre, nell’ambito della formazione sanitaria professionale, la più grande novità è sicuramente rappresentata dalla simulazione di un’operazione chirurgica in un ambiente virtuale controllato.

Il peso della VR nel trattamento di queste patologie è stato studiato ponendo l'attenzione sugli esiti riscontrati sulla salute del paziente, mettendo a confronto lo stato di salute iniziale e quello ottenuto dopo l'utilizzo della VR.

La realtà virtuale come aiuto contro il dolore

La realtà virtuale si cala dunque, oggi sempre più spesso e con maggior successo, nei contesti ospedalieri, come ausilio agli strumenti tradizionali.

La sua applicazione nell'ambito delle cure pediatriche accende la speranza, oltre che il desiderio di sostenere la ricerca. Il Packard Children Hospital di Stanford ha varato un programma denominato Chariot - acronimo di childhood anxiety reduction through innovation and technology, ovvero riduzione dell’ansia infantile attraverso l’innovazione e la tecnologia - e collabora con le software house per creare giochi di intrattenimento come Pebbles the Penguin e Spaceburgers.

In questa direzione, uno studio del Cedars-Sinai Hospital di Los Angeles dello scorso marzo, che ha coinvolto 100 pazienti ricoverati in ospedale, ha rilevato che coloro che hanno visto video in realtà virtuale, con lo scopo di tranquillizzarli, hanno riportato un calo del 24% del dolore; mentre altri 50 pazienti, che hanno guardato un video 2D standard con scene rilassanti su uno schermo vicino, hanno registrato una riduzione del dolore, inferiore, attestata al 13,2%.

Il Cedars-Sinai utilizza Samsung Gear VR grazie ad una partnership con il fornitore di contenuti di Los Angeles AppliedVr. Oltre ai giochi, ai pazienti sono stati offerti contenuti che trasportano virtualmente in luoghi diversi da quello in cui ci si trova fisicamente.Si tratta quindi di una sorta di inganno a cui è sottoposto il cervello, convinto di essere in una realtà molto meno dolorosa, che permette una migliore predisposizione all’accettazione di cure e terapie.

Giochi tipicamente commerciali possono non essere adatti auna somministrazione in campo ospedaliero, perché troppo violenti o per la mancanza di un lieto fine. Per questo motivo programmi come Chariot vedono una stretta collaborazione con gli sviluppatori per contenuti VR, in modo tale che questi siano progettati specificatamente per i pazienti che hanno subito specifiche esperienze dolorose. II contenuti sono poi ulteriormente personalizzabili perchè questi siano fruibili anche da pazienti immobilizzati a letto.

Un futuro della medicina sempre più hi-tech

Sono dunque diverse le applicazioni della realtà virtuale nel campo medico: nel contesto riabilitativo e di trattamento sia a livello fisico che cognitivo-psicologico, con programmi e sessioni volte a recuperare o migliorare i deficit e le aree di funzionalità compromesse, oltre che in ambito formativo ed educativo.

Ma, compiendo un ulteriore passo avanti, la realtà virtuale potrebbe essere utilizzata anche nel campo della salute pubblica per simulare il mondo così come viene visto da una persona con specifici problemi di salute, così da sensibilizzare l’opinione pubblica sulle specifiche necessità di assistenza.

Non possiamo che augurarci dunque che la realtà virtuale inizi a rientrare nella prassi medica e diventi una pratica corrente per i tanti benefici che questa può apportare, grazie anche alla sua accessibilità. Infatti, se finora uno dei principali ostacoli alla diffusione della cyberterapia era costituito dalla sua sostenibilità economica, oggi al contrario è possibile usufruire di un sistema di realtà virtuale immersiva a costi più sostenibili.

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