A mali estremi, estremi rimedi: Gli strategist e la rinascita dell'economia mondiale post Covid

Aggiornato il: 10 dic 2020

Essere uno strategist, di questi tempi, è davvero difficile.

Con la pandemia di Covid-19 che a quasi un anno di distanza dal suo scoppio continua a imperversare, e la consecutiva chiusura e cessazione temporanea di moltissime attività commerciali, il futuro di tutte quelle persone che lavorano nell’universo pubblicitario è quanto mai incerto.

strategist covid

Proprio così: nonostante nell’ultimo anno ci sia stata una corsa last minute verso il commercio digitale e la creazione di piani ad hoc per le piattaforme e-commerce, gli strategist, ossia quelle figure professionali che negli anni ‘90 avremmo definito i grandi ideatori pubblicitari, sono in crisi.


Ma andiamo con ordine.


Chi è lo strategist e di cosa si occupa


Innanzitutto scopriamo insieme chi è uno strategist: questa figura col nome dal sapore così british e internazionale allo stesso tempo è, prima di tutto, uno dei dirigenti di una qualsivoglia società o in alcuni casi un collaboratore esterno cui è riservato l’arduo compito di assistere il CEO nella creazione, sviluppo, comunicazione ed esecuzione di tutte le iniziative strategiche aziendali.


Detto così può sembrare tutto e niente ma, volendo condensare tutte queste informazioni in poche parole, potremmo dire che lo strategist nient’altro è che lo stratega di un’azienda, della quale cura ogni aspetto della comunicazione sia interna che esterna e del piano di promozione dei prodotti.

Chiarito questo concetto, facciamo un piccolo passo indietro e cerchiamo di capire per quale motivo gli strategist di tutto il mondo sono in apprensione.


Economia bloccata, tagli economici e shortermismo: tutte le sfide che aspettano gli strategist nei prossimi mesi


Ebbene, tra le sfide più importanti che questa categoria si trova ad affrontare in questo momento storico, oltre a quella derivata dall’epidemia, incontriamo uno “shortermismo” incalzante e sostanziosi tagli di budget anche nelle agenzie più grandi e meglio strutturate: vi basti pensare che la cifra complessiva di questi tagli si aggira intorno (finora) ai 50 miliardi di dollari.


Come fare quindi a dare nuova luce e nuova prospettiva agli strateghi della comunicazione?

La risposta c’è ed è semplice: riorganizzare e investire.


Secondo Brent Nelsen, Chief Strategic Officer per Publicis Communications Nord America, una corretta riorganizzazione pratica di tutto lo staff d’agenzia così da ottimizzare le performance dei team creativi ed esecutivi e investire in tutti i settori commerciali che vedranno crescere la domanda ora e nel prossimo futuro, è la giusta mossa da fare anche se difficile e ricca di insidie.

Publicis Communications Nord America

C’è da dire che capire quale sarà il compartimento a vedere una crescita di domanda nelle prossime stagioni commerciali, in questo momento è un po’ come tirare a indovinare: infatti, e aggiungerei purtroppo, il mondo del commercio e delle vendite è in crisi nera in quasi tutti i settori.

Come ben spiegato in questa immagine, escluso il settore del food, potrete facilmente notare come le previsioni di crescita di quasi tutti i compartimenti sia avvolta da una fitta nebbia composta per il 50% di azzardo e per il restante 50% di sensazioni.


INSERIRE IMMAGINE

Detto questo, una luce in fondo al tunnel c’è ed è ben più di un fioco bagliore.


Come gli strategist traineranno l’economia verso il futuro


Gli strategist che prenderanno in carico la creazione di piani di comunicazione aziendale dei prossimi mesi ed anni dovranno essere in grado di affrontare questa nuova sfida liberandosi di tutte quelle sovrastrutture pubblicitarie utilizzate in questi anni e indirizzarsi verso un sistema marketing più consapevole ed emozionale.


Tenere conto del sentiment dei consumatori, se già non fosse molto importante prima, sarà fondamentale per la buona riuscita delle prossime strategie di marketing che non avranno solo il compito finale di far aumentare il fatturato, ma dovranno essere la locomotiva trainante della nuova economia mondiale post pandemia.


Di sicuro una grande responsabilità ma, come diceva il buon Spiderman “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” e questo gli strategist lo sanno bene.


Articolo di Ilaria Calcagnolo