Bauli in piazza: Il simbolo di un anno che ha cambiato lo spettacolo

Aggiornamento: feb 8

Non vogliamo essere ripetitivi, ma è palese che il Covid abbia totalmente modificato le nostre abitudini. Il punto di vista però, nel caso dell’argomento trattato in questo articolo, deve cambiare. Si è sempre molto autocentrati ed egoriferiti – non è propriamente un difetto, forse è semplicemente una caratteristica dell’essere umano – per cui le conseguenze del Covid sono sempre valutate con riferimento al proprio orticello.

We Make Events covid

Il mondo dello spettacolo però, che noi siamo o meno scatenato pubblico dei concerti all’aperto, frequentatori di cinema o amanti dei palcoscenici teatrali, ha sofferto in modo particolare, dovendosi adattare enormemente -e senza possibilità di replica - ai sacrifici imposti dalle rigide normative attuate per contrastare la pandemia.


Per questo, probabilmente, una fetta di popolazione non sa cosa sia stato e cosa abbia rappresentato, continuando tuttora nel suo intento, il movimento dei Bauli in piazza.


In piazza per lo spettacolo


Lo scorso 10 ottobre, per sensibilizzare in modo forte e memorabile non solo i cittadini ma soprattutto le istituzioni, piazza Duomo a Milano è stata occupata da 500 flightcase, le casse – i bauli – usate per trasportare le attrezzature nel mondo dello spettacolo. Sotto l’insegna di “Bauli in piazza” troviamo tutti i lavoratori dello spettacolo che hanno deciso di fondare un’associazione per supportare un settore fermo dall’inizio della pandemia.


Si è trattato di un evento di forte impatto emotivo e umano. Ci si ritrova spesso a dover ricorrere a simboli per essere più efficaci nella comunicazione di un movimento o di una lotta (pensate ad esempio alle scarpe rosse simbolo del contrasto alla violenza sulle donne). L’ingombro di queste casse ha quindi descritto efficacemente la portata del disagio e dei sacrifici che il mondo dello spettacolo sta affrontando, unitamente ai 1300 rappresentanti della categoria presenti in piazza.


Non parliamo solo delle personalità più conosciute, che forse tra tutti hanno maggiori possibilità di uscirne interi, ma di tutti i tecnici e le innumerevoli figure professionali che mettono in piedi un concerto, uno spettacolo teatrale, un evento in piazza.


Parliamo di 750mila persone.


L’associazione oggi: impegno sociale per il Covid


Da ottobre l’associazione si è allargata, redigendo uno statuto e un manifesto, raccogliendo fondi per autosostentarsi attraverso una campagna di tesseramento senza scopo di lucro. Inoltre, è entrata a far parte della rete internazionale We Make Events, fondata ad aprile 2020 e alla quale hanno aderito 29 stati nel mondo, per amplificare ancora una volta le voci di tutti e tornare a fare spettacolo.


Perché, come afferma Maurizio Cappellini, fondatore di Bauli in piazza insieme a Tiziano Rossi, Fabio Pazzini e Paolo Rizzi:

“Non esiste un evento senza pubblico perché il pubblico è parte integrante dello spettacolo e questo non è negoziabile”.

A inizio 2021, l’associazione è stata chiamata in causa per essere un mezzo di informazione e comunicazione: il commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri ha infatti coinvolto questi professionisti per collaborare alla campagna di vaccinazione anti- Covid, producendo e allestendo i materiali di comunicazione necessari ai 314 ospedali d'Italia coinvolti per la prima fase di somministrazione dei vaccini.

We Make Events covid

Alla base della richiesta di Arcuri troviamo l'architetto Stefano Boeri, ideatore del concept architettonico e comunicativo dell’intera campagna. Nei professionisti dello spettacolo, Boeri ha trovato persone capaci di gestire eventi con migliaia di persone, in grado di allestire in poco tempo gli spazi per gli eventi: skill professionali a favore dell’intera popolazione italiana.

Una sinergia brillante che, in occasione del Vaccine Day del 27 dicembre scorso, ha visto Bauli in piazza occuparsi dell’allestimento dei primi 21 ospedali con banner, totem e pannelli informativi.


Ad oggi la collaborazione rimane sul piano comunicativo, ma le professionalità coinvolte potranno essere coinvolte anche dal punto di vista logistico, attraverso l’eventuale gestione di strutture temporanee.


A volte le relazioni nascono inaspettate, ma quando alla base troviamo persone volenterose e scopi nobili, il risultato non può che essere soddisfacente.


Ci auguriamo che nel futuro, quindi, Bauli in piazza e tutti i lavoratori da essa rappresentati possano ritrovare il loro posto, tornando ad essere protagonisti attivi di un mondo immaginifico ed emozionante che manca a tutti noi.


Articolo di Carolina Cavedagna