Bose AR: Realtà uditiva aumentata work in progress

Il 9 marzo 2018 al South by South West (SXSW) è stato presentato l’ambizioso progetto di realtà virtuale: Bose AR. Il progetto consiste nella prima piattaforma di realtà aumentata audio al mondo e proposta in bundle con uno speciale prototipo di occhiali “uditivi” targato Bose AR che ridefinisce il futuro del suono mobile. Il tutto supportato dalla pubblicazione di un SDK per gli sviluppatori.

Sentire la realtà aumentata

A differenza di altri prodotti e piattaforme di realtà aumentata, la Bose AR non cambia ciò che si vede, ma riconosce cosa si sta guardando (senza un obiettivo integrato o una fotocamera del telefono) e invece di sovrapporre oggetti visivi al mondo reale aggiunge un livello udibile di informazioni.


Il prodotto rappresenta il futuro del microsuono mobile offrendo una potenza e una chiarezza strabilianti. Esso può essere integrato in cuffie, occhiali, caschi e altro ancora, senza compromettere l’oggetto in cui viene implementato. Il programma di realtà aumentata permette di controllare le proprie funzioni con semplici gesti della testa, la voce, o un tocco sul wearable.


Come dice John Gordon, vice presidente della divisione Consumer Electronics della Bose, il prodotto si propone come "un nuovo tipo di realtà aumentata che colloca l'audio nell'ambiente circostante, non le immagini digitali, in modo da potersi concentrare sul fantastico mondo che ci circonda, piuttosto che su un minuscolo display".


Aumentare ciò che si sente, non ciò che si vede


Come detto in precedenza la nuova tecnologia di casa Bose viene accompagnata da un prototipo di occhiali. Essi sono compatibili con i microfoni Bluetooth® per le chiamate, Siri o Google Assistant e con un pacchetto acustico ultra-sottile, ultra-leggero e ultra-miniaturizzato incorporato discretamente in ogni sua asta; funzionano e assomigliano a dei normali occhiali, ma offrono la stessa esperienza uditiva delle cuffie Bose.


La piattaforma di realtà aumentata della Bose è focalizzata sul miglioramento della vita quotidiana. Oltre a fornire una qualità audio straordinaria per ascoltare musica o parlare al telefono, l’ AR Bose indossabile utilizza sensori per tracciare il movimento della testa e il GPS di un dispositivo iOS o Android per tracciare la posizione. I sensori inviano i dati di movimento e la posizione a un'applicazione compatibile con la tecnologia Bose AR che aggrega le informazioni, inviando all'istante contenuti rilevanti e in tempo reale alle orecchie dell'utente.


La brutta notizia


Dopo aver annunciato la sua grande innovazione la Bose si vede costretta a rinunciare al suo progetto di realtà aumentata del suono.


La rinuncia si è concretizzata con il licenziamento dei dipendenti che lavoravano sulla AR in azienda. Ai partner della Bose è stato detto che le loro applicazioni avrebbero smesso di funzionare nelle settimane successive e l'azienda ha ulteriormente cancellato le menzioni di AR dal suo sito web oltre a chiudere il suo AR SDK pubblico.


L’azienda si è giustificata attraverso un suo portavoce dichiarando:

"L'AR della Bose non è diventata quello che ci aspettavamo. Non è la prima volta che la nostra tecnologia non può essere commercializzata come avevamo previsto, ma i suoi componenti saranno utilizzati per aiutare i proprietari della Bose in un modo diverso. A noi va bene così. Perché la nostra ricerca è per loro, non per noi".

La rinuncia arriva dopo aver stanziato un fondo di 50 milioni di dollari per gli sviluppatori di AR della Bose e aver stipulato trattative con 11 partner tra cui Yelp e TripAdvisor.

Questa notizia arriva dopo un anno difficile per Bose. L’azienda ha infatti annunciato la chiusura di tutti i suoi 119 punti vendita fisici in Nord America, Europa, Australia e Giappone. A quanto pare però non è solo Bose a soffrire le conseguenze di un anno poco redditizio. Magic Leap, una startup rivale, ha infatti licenziato circa 1.000 dipendenti, il suo CEO ha dato le dimissioni e l'azienda ha lasciato lo spazio per l'hardware di consumo all'inizio di quest'anno. Anche altre due aziende, ODG e Daqri, hanno cessato l'attività nell'ultimo anno e mezzo.


Non tutto è perduto


“La nostra ricerca è per loro (i proprietari di Bose), non per noi”. È chiaro che la Bose non è riuscirà a far funzionare l'AR per i suoi prodotti almeno per il momento. Stando alle parole di Bose però non tutto è perduto e soprattutto non tutti i mali vengono per nuocere.


Ciò che non ha funzionato in principio non per forza è da buttare e soprattutto può ancora essere sfruttato e ulteriormente sviluppato.


Bose si trova quindi ad un crocevia tra una strada più conservatrice che la porterebbe a concentrarsi sulle sue tecnologie più famose e una strada più avveniristica che la porterebbe ad esplorare altre idee e forse di nuovo l’idea della realtà aumentata.


L’anno poco redditizio che l’azienda si lascia alle spalle forse non permette di esplorare la seconda strada al momento, ma sarà solo il corso degli eventi e il lavoro che casa Bose svolgerà a smentirci o a confermare quanto detto.


Articolo di Angelo Rosace

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