Chirurgia Robotica al San Raffaele di Milano: Nel futuro della medicina

Aggiornato il: nov 16

Molti di noi si immaginano il futuro come quello che ci viene mostrato nei film: navicelle al posto delle auto, abitazioni iper tecnologiche, androidi quasi impossibili da distinguere dai veri umani e robot ospedalieri capaci di compiere operazioni e interventi complessi in totale autonomia.


Certo questo è ciò che l’industria cinematografica si auspica per il prossimo futuro, ma a ben guardare non siamo poi così distanti da questo obiettivo.


Soprattutto per quel che riguarda l’ambito della medicina e della chirurgia: è già da diversi anni infatti che molti interventi vengono svolti con l’aiuto di apparecchiature robotiche, che garantiscono una maggiore precisione, minore invasività dell’operazione e di conseguenza, tempi operatori e di recupero molto più brevi.


Breve storia della chirurgia robotica


Di derivazione dall’Ingegneria, la chirurgia robotica è una branca di quest’ultima che sviluppa mezzi robotici sempre più tecnologicamente avanzati che consentono ai chirurghi e ai loro assistenti di praticare un intervento chirurgico manovrando un robot non completamente autonomo da remoto.


Lo staff medico infatti non è necessariamente presente nella sala operatoria: di solito il medico siede ad una consolle dalla quale comanda il movimento dei bracci robotici dell’apparecchiatura ai quali sono fissati ferri chirurgici, pinze e forbici.

Un’equipe di medici e infermieri rimane comunque in sede operatoria a supervisionare e pronta a intervenire in casi di emergenza.


Attualmente in Italia il sistema robotico per interventi chirurgici più usato è il sistema chirurgico Da Vinci, in onore del ben noto Leonardo pioniere dell’ingegneria.

Il suo robot predecessore, Zeus, iniziò ad operare nel vero senso della parola nel 2007 compiendo piccoli interventi di microchirurgia.

Ma ad oggi, con il sistema chirurgico Da Vinci, ogni anno si compiono decine di migliaia di interventi in tutto il mondo.


La chirurgia robotica più complessa però è ancora adesso dedicata a un numero davvero molto ristretto di pazienti selezionati e gli interventi vengono svolti in ospedali all’avanguardia in cui operano medici e staff altamente specializzati: non tutti i chirurghi infatti possono manovrare queste macchine.

È necessaria una preparazione tecnica sull’uso di questi robot molto approfondita e magistrale: dopotutto, come ben sappiamo “la potenza è nulla senza controllo”.


Ma si dà il caso che uno di questi ospedali futuristici sia proprio in territorio italiano.

Parliamo dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.


Al San Raffaele il primo intervento chirurgico con Robotiscopio al mondo


L’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico San Raffaele fondato nel 1971 è un policlinico universitario di rilievo internazionale di alta specializzazione, che ha la missione di fornire cure specializzate e contribuire allo sviluppo di nuove terapie per molte e diverse patologie.


Ed è proprio qui che poco tempo fa è stato effettuato il primo intervento al mondo con l’utilizzo di un Robotiscopio, un dispositivo digitale robotico di ultima generazione, che con il suo controllo digitale e la sua visualizzazione 3D ha permesso al professor Pietro Mortini, Primario di Neurochirurgia e Ordinario di Neurochirurgia all’Università Vita-Salute San Raffaele, e alla sua équipe di asportare un tumore al cervello.


Alla paziente, che è stata dimessa e sta bene, era stato diagnosticato un meningioma, una rara forma tumorale che colpisce le meningi e che risulta asintomatica nella quasi totalità dei casi.


Il robotiscopio non è nient’altro che un microscopio-robot comandato totalmente a distanza dal chirurgo, che lo muove utilizzando i movimenti della sua testa.

È composto da due parti principali: il braccio robotico ad alta precisione e il casco indossato dal chirurgo.


Il braccio presenta delle videocamere che permettono di visualizzare le immagini su due micro schermi integrati nel casco (Head-Mounted Display, HMD). Le immagini che il chirurgo riceve possono essere ingrandite a piacere praticamente quasi senza limiti, e questo fornisce al medico un livello di precisione mai visto prima e una riduzione dei tempi operatori che si traducono in vantaggi per i pazienti sottoposti all’intervento.


Il San Raffaele di Milano non è l’unico centro all’avanguardia presente in Italia, anzi! Sono molte le strutture ospedaliere che forniscono cure e terapie futuristiche in tutto il territorio nazionale. I nostri ospedali portano avanti da anni campagne di sensibilizzazione e prevenzione su temi molto importanti come quello, ad esempio, del cancro al seno, mettendo a disposizione della popolazione programmi di screening precoce e, per l’appunto, tecniche di cura e di intervento all’avanguardia. Per saperne di più consultate l’articolo che la nostra redazione ha scritto per voi.


Ciò nonostante c’è una domanda che molti di noi si sono posti e alla quale ci piacerebbe rispondere: “ma tutti questi chirurghi dov’è che si formano? dove imparano ad utilizzare questi macchinari così rari e all’avanguardia?”


Ebbene, abbiamo il piacere di comunicarvi che proprio in Italia esiste una scuola di robotica unica nel suo genere che forma e istruisce medici chirurghi provenienti da tutto il mondo. Si trova a Grosseto ed è fondata e diretta dal Prof. Pier Cristoforo Giulianotti che ne ha fatto un centro d’eccellenza per la medicina e la chirurgia robotica nel mondo e punto di riferimento per l’Urologia in Italia.


Il futuro della medicina tradizionale è questo non c’è dubbio: la robotica entrerà sempre più nelle sale operatorie degli ospedali per facilitare gli interventi e migliorare tempi tecnici e di recupero post operatori a vantaggio di medici e pazienti.


Tuttavia, questo tipo di tecnologia è molto costosa ma rimaniamo speranzosi che un giorno, con il suo diffondersi sempre più capillare, i costi di questi macchinari si abbasseranno permettendo così interventi più semplici, precisi e veloci per quante più persone possibile.


Perché curarsi è un diritto di tutti: e non potremmo definirci “civiltà” fino a quando questo non sarà realtà.


Articolo di Ilaria Calcagnolo

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