Cibo e E-commerce: Acquisti online nel settore alimentare

Aggiornamento: apr 6

Dall’arrivo della pandemia di Covid-19, sono triplicati i consumatori degli e-commerce. Questa rivoluzione digitale sarebbe comunque avvenuta, ma il Coronavirus ne è stato catalizzatore, velocizzando il processo. Come spiegato nel nostro editoriale del 12 gennaio, ciò va sfortunatamente a rappresentare una minaccia per le imprese di vicinato.


In questo eccezionale anno, gli utenti che hanno acquistato online sono circa 29 milioni, due in più rispetto a febbraio 2020, il triplo rispetto ai 700 mila nuovi consumatori registrati tra gennaio e marzo 2019. Molti settori che in passato non sono stati coinvolti in questi modelli di business entreranno a tutti gli effetti a far parte di questa rivoluzione digitale. In particolare, il settore gastronomico si sta orientando verso la consegna a domicilio.

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Come affermato da Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood, l’innovazione digitale rappresenta una leva strategica per il settore agroalimentare italiano, che porta maggiore competitività in ogni ramo della filiera, dalla produzione in campo, alla distribuzione alimentare, alla trasformazione. Il web come canale di mercato permette di risparmiare costi aggiuntivi dati dalla presenza di intermediari, riuscendo comunque a inviare il prodotto al cliente interessato. Per farlo, è necessario aprirsi a nuove opportunità, così come l’utilizzare nuove tecnologie.


Fare la spesa online: cosa significa e come migliorare il servizio


L’arrivo della pandemia ha cambiato le modalità per riempire la dispensa di casa, sostituendo l’uscire a fare la spesa con gli acquisti online, tramite il sito, l’app, il telefono, utilizzando la consegna a domicilio, il quick&collect ecc. Nel 2020, la GDO, ovvero la grande distribuzione organizzata, ha quindi registrato un aumento delle vendite a valore del 4,35%, corrispondente a 4 miliardi di euro di fatturato.


La crescita totale dell’e-commerce nell’anno passato corrisponde al 117% rispetto al 2019, del quale il 13% corrisponde alle categorie alimentari. Il direttore retailer di Nielsen Italia Romolo De Camillis ha confermato che questa tendenza è destinata a continuare anche nel 2021, seppur ad un ritmo più lento, con la speranza che sempre più consumatori decidano di scegliere l’E-grocery anche dopo la fine della pandemia.


AppQuality, startup del Crowdtesting, ha analizzato la qualità dei servizi di acquisto online offerti dai supermercati per capire quanto siano user friendly. Lo scopo della startup è quello di aiutare le aziende a migliorare i propri servizi, non soltanto su app, ma anche su e-commerce, dispositivi IoT e chatbot.


La ricerca ha analizzato quanti click siano necessari dal momento della registrazione alla conferma dell’ordine, passando per l’acquisto (partendo dall’inserimento dei prodotti nel carrello). L’unica fase esclusa è quella di pagamento. Il numero medio che è emerso dai dati è di 35, a partire dai 28 di Evelri, prima conosciuto come Supermercato24, fino ai 46 di Bennet.


Secondo il report di AppQuality questi risultati, seppur non siano un indicatore esaustivo della qualità totale dell’esperienza, indicano comunque la velocità e facilità di acquisto, lasciando margini di miglioramento per il futuro, soprattutto prendendo in considerazione il fatto che non siano stati considerati nel conteggio i click necessari per aggiungere i prodotti al carrello.


Tra gli aspetti analizzati dalla startup troviamo inoltre l’offerta dei metodi di pagamento. L’unico e-grocery ad offrire più di due opzioni è Everli, mentre, tra gli altri, carta di credito e Paypal rimangono gli unici due sistemi implementati. Come affermato dal report di AppQuality, è importante offrire più soluzioni, dal momento che sono parte integrante dell’esperienza del cliente, assicurando la buona riuscita della transazione stessa.



L’innovazione digitale e il settore agricolo


In questa strada ancora lunga per l’innovazione digitale legata al settore alimentare, va ad inserirsi anche il biologico: infatti, sempre più consumatori sono attenti alla provenienza dei prodotti che acquistano, prediligendo scelte responsabili ed ecosostenibili come il cibo biologico o KM0.

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I canali di vendita non convenzionali si sono dimostrati interessanti risorse anche in questo caso: in Spagna, il marchio Naranjas Lola, fondato da due agricoltori, ha deciso di interrompere la vendita delle proprie arance tramite intermediari, a causa delle spese elevate che rendevano difficile la vendita di prodotti di alta qualità. Sono quindi diventati il primo marchio a vendere arance ed agrumi online.


Partendo da un sito seppur rudimentale, l’azienda si è resa visibile, collocandosi sul mercato per la vendita di prodotti di qualità, rigorosamente freschi e appena raccolti, ordinabili sia online che telefonicamente. Hanno inoltre ribaltato l’idea secondo la quale ci debba essere una differenza di prezzo elevata tra prodotti biologici e convenzionali, permettendone una facile diffusione sulle tavole di consumatori attenti.


La modalità di vendita online è quindi sempre più diffusa anche tra gli imprenditori agricoli, in quanto sinonimo di qualità, abbattimento di ogni genere di intermediazione e maggiore controllo del prodotto.


Articolo di Chiara Pozzoli