Covid-19 insegna: il diritto all'istruzione al lavoro passa dal digitale. Esercitiamolo al meglio.

Dal 2 marzo, giorno dell’emanazione del decreto volto a mettere in campo "misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19" diverse migliaia di studenti e professionisti sono stati costretti a cambiare marcia rispetto alle proprie consuetudini per poter continuare ad esercitare il personale diritto all'istruzione e al lavoro sancito dalla Costituzione Italiana.

Il nostro ordinamento legislativo sostiene infatti che "l’istruzione è aperta a tutti… è obbligatoria e gratuita".

L’articolo 3 sottolinea inoltre che una delle funzioni sostanziali della nostra Repubblica è quella di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini , impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".


Per adempiere correttamente a un dovere istituzionale, oltre che a un’urgenza economica e a un’istanza valoriale, sono state prontamente introdotte azioni a supporto degli 8,4 milioni di studenti italiani e dei 23,4 milioni di lavoratori. Le piattaforme di e-learning sono state i primi strumenti attivi e operanti a pieno regime. Nell'ambito del digitale, le aziende che necessitavano di incrementare la propria forza lavoro in ragione dell’impennarsi della richiesta dei loro servizi, si sono da subito premurate di assumere i lavoratori provenienti dai settori più colpiti, destinando loro aiuti e sovvenzioni. Anche i fornitori di servizi internet e di piattaforme di collaborazione on-line hanno potenziato i propri apparati, donandoli spesso gratuitamente alle realtà maggiormente sofferenti.


FAD: formazione a distanza

Considerando che, prima delle necessità legate al Covid-19, ben l’82% delle scuole non era digitalizzata, appare straordinario il risultato registrato in data 23 marzo dal MIUR: solo il 7% degli studenti, in quella data, non aveva ancora avuto accesso ai servizi di istruzione tramite internet e 8 istituti di formazione su 10, al contrario, avevano avviato un chiaro programma di didattica a distanza.


Al di là degli aspetti legati alla predisposizione delle tecnologie e degli strumenti digitali adeguati all'istruzione da remoto, non deve essere sottovalutata la totale disponibilità degli insegnanti, lavoratori capaci di reggere alla sfida del momento perché intellettuali di fondo, studiosi costanti, continuamente sottoposti ad aggiornamento professionale e per questo in grado di proporre rinnovate modalità per comunicare agli studenti il proprio sapere. L’insegnamento, predisposto per le lezioni in presenza, è stato da loro prontamente riadattato per le aule virtuali del web e i nuovi media di comunicazione.


Con straordinaria flessibilità, i docenti di ogni grado hanno messo in gioco nuove modalità di comunicazione in grado di portarli prepotentemente, come fece la TV nei primissimi anni ’80, nelle case dei propri studenti, di quelli che li guardano attraverso il piccolo schermo di un telefonino, spesso frantumato, a quelli che devono fare i conti con giga limitati, passando per chi non sa scaricare le app e districarsi nella nuova routine che passa da registri elettronici e dirette in streaming.

Osservatorio smart working

Il corpo docente ha permesso che si concretizzasse il miracolo della formazione a distanza anche per la sua abitudine al lavoro da casa, con strumenti propri, in mancanza di uffici o postazioni adeguate presso le sedi scolastiche, oltre che di tempistiche di lavoro normate, al di là di quelle relative alla presenza di frontale con gli studenti.


Questa realtà, come tante altre analoghe nel contesto della nostra Italia, ci dice che da casa si può lavorare e produrre molto, come avviene all'interno di ogni impresa. Di queste, il 67%, in ottemperanza al decreto Cura Italia, è ricorsa alla pratica del lavoro a distanza, sfruttando la capacità innovativa dei nuovi tool di gestione e di social collaboration, necessari per la partecipazione a video conferenze con ogni funzione aziendale o esterna a questa.

Inevitabilmente, però, la strada dell’apprendimento delle best practice per il telelavoro necessita di essere ancora percorsa: bisogna potenziare la capacità di interagire a distanza, di utilizzare correttamente tempo e connessione, anche nel rispetto del proprio contratto di lavoro. Inevitabilmente, quelle aziende che avevano attivato correttamente processi di smart working, sia per gli aspetti relativi alle tecnologie, sia rispetto alle norme, prima dell’emergenza Coronavirus, non hanno perso nulla in produttività.

Quali comportamenti adottare

D’altra parte, se, come sembra, la pratica del lavoro a distanza sarà marcatamente perseguita anche al di là dell’emergenza Covid-19, si renderà dunque necessario l’upgrade degli accorgimenti per attuarla adeguatamente, ponendo i fruitori al riparo delle esternalità negative, che già si palesano oggi.


Gli aspetti deteriori, relativi all'impennarsi dell’utilizzo delle tecnologie digitali, con internet in prima linea, si identificano soprattutto nell'eccessiva fruizione dei mass media, attraverso i quali gli individui smettono di vivere realmente, al contrario tendono ad incarnare un surrogato della vita normale.

Se, infatti, il digitale offre il vantaggio di poter rimanere sempre connessi e quindi di condividere esperienze, non solo - come abbiamo visto - legate allo studio e all'ambito professionale ma anche allo svago e al divertimento, d’altra parte internet rischia seriamente di impigliarci nella sua rete scoraggiando il salutare log-off in tempi opportuni.


Soprattutto sui minori, allora, è necessario istituire un processo virtuoso di controllo e dialogo, che li ponga al riparo dal pericolo di incorrere in incontri sbagliati, dannosi, in grado di dare vita addirittura a pratiche di bullismo, attraverso la sottrazione dei dati personali e il successivo utilizzo per finalità illecite.

Ma anche per gli adulti rimane valida la regola delle R: riconoscere innanzitutto la condizione di pericolo potenziale, rifiutarla, rispondere adeguatamente con azioni di correzione, riportare, eventualmente, agli organismi competenti.


Inoltre, accorgimenti di ancor più piccola portata possono aiutare nel non rimanere incastrati nella fitta trama della rete: ad esempio, allontanare fisicamente i dispositivi elettronici da sé soprattutto la notte e ricercare costantemente il confronto con il prossimo.

Come afferma Antonio Spadaro, scrittore e teologo, “La sfida non deve essere come ‘usare’ bene la rete, come spesso si crede, ma come ‘vivere’ bene al tempo della rete”.

COFFEEBYTES rappresenta un concept brand ideato da SaidiSEO.com

Sede Ufficio: Via Privata Francesco Koristka, 4, 20154 Milano MI - P.IVA 09215030967
e-mail per informazioni: info@ferdinandodagostino.com; saidiseo@ferdinandodagostino.com

Ferdinando Dagostino - SaidiSEO "Web Creative e SEO"

P.IVA 09215030967

YouTube CB.png
Spreaker CB.png
Facebook CB.png
Instagram CB.png
LinkedIn CB.png