Dalla Casa Bianca un nuovo annuncio: Il futuro è Green

Aggiornato il: lug 8

Se ne parla costantemente ed è tema centrale di manifestazioni, summit e progetti di ogni genere eppure virare verso un’economia mondiale più green, ridurre l’impatto ambientale e andare incontro all’ecosostenibilità non è un’impresa facile per nessuno stato.

Casa Bianca green economy

Forse quelli più piccoli, da un certo punto di vista, sono facilitati in queste operazioni date le dimensioni ridotte del territorio e la minore dispersione dei fondi, ma anche gli stati più grandi non si sono certo tirati indietro dalla corsa verso la green economy.

Neppure i giganti come la Cina si sono fatti desiderare, anzi, promuovono progetti a basso impatto ambientale e città iperconnesse con l’obiettivo di diventare il faro nella lunga notte del cambiamento climatico.


E forse è stato proprio questo atteggiamento da parte della Cina a stimolare la competitività della più grande consumatrice di idrocarburi al mondo: così, grazie alla nuova amministrazione Biden, anche gli Stati Uniti d’America prendono finalmente parte alla corsa verso il green.


“Si può fare” e si farà: Biden dà il via all’American Jobs Plan


In questi giorni alla Casa Bianca non si parla d’altro e il “green” sembrerebbe essere davvero colore preferito del presidente Joe Biden che ha, da pochissimo, firmato un ordine esecutivo volto alla creazione di un fondo da 2 trilioni di dollari spendibili in 8 anni per modernizzare “energeticamente e ciberneticamente” le infrastrutture statali.


Questa gigantesca manovra economica prende il nome di American Jobs Plan e permetterà ai governi statali, locali e tribali che ne faranno richiesta di ammodernare le proprie strutture adattandole, come si legge nella nota informativa resa pubblica dalla Casa Bianca, “agli standard energetici, tecnologici e di sicurezza del 21° secolo”.


Dallo scorso 12 maggio quindi, è possibile per gli imprenditori americani, fare richiesta di accedere a questi fondi per dare il via ai lavori: ovviamente per farlo sarà necessario presentare un business plan che verrà attentamente valutato e, solo se passerà l’esame, si potrà accedere al denaro pubblico.


Tra i requisiti d’accesso ce n’è uno che sembra essere davvero molto importante per l’amministrazione Biden ed è l’installazione di tecnologie in grado di rilevare e bloccare minacce e attività dannose sulle reti informatiche, il tutto con l’obiettivo finale di migliorare la sicurezza informatica della nazione portando a pari le infrastrutture digitali statunitensi con le nuove leggi sulla privacy.


Questo tema è così centrale che per proteggere e migliorare l’intero sistema IT sono stati stanziati quasi 2 miliardi di dollari e si spera che sindaci, governatori e legislatori di ogni angolo del paese (anche quello più remoto) siano stimolati a prendere parte al cambiamento iniziando proprio da qui.


Come sarà ripartito il fondo previsto dall’American Jobs Plan


Ovviamente questi 2 miliardi di dollari sono una sciocchezza se rapportati all’intera cifra prevista nel fondo dell’American Jobs Plan.

Il resto del denaro sarà ripartito in ogni settore economico/industriale capace di migliorare la qualità della vita del popolo americano e anche della salute del pianeta: ad esempio 16 miliardi saranno dedicati alla bonifica di pozzi di petrolio e gas abbandonati (e in merito a questo, il Presidente ha deciso di dare lo stop definitivo ai sussidi per i combustibili fossili fortemente voluti dall’amministrazione precedente).


Rimanendo nel campo dell’ecosostenibilità, 174 miliardi del fondo AJB andranno ad auto elettriche e infrastrutture di ricarica; altri 165 saranno dedicati allo sviluppo e l’ammodernamento delle ferrovie e del trasporto pubblico con un’attenzione particolare alla elettrificazione degli autobus cittadini.

American Jobs Plan

A questi si aggiungono 213 miliardi da dedicare alla creazione di abitazioni ecosostenibili, ecologiche ed economiche, 100 miliardi per la rete elettrica e lo sviluppo delle energie rinnovabili assicurando un credito d'imposta per investimenti mirati che vogliono incentivare la costruzione di almeno 20 gigawatt di linee elettriche d’alta tensione, e ulteriori 100 per il contrasto all’inquinamento delle acque e per garantire l’accesso all’acqua potabile soprattutto in quelle aree del paese dove questo è difficile, rischioso o addirittura proibitivo.


Altri 180 miliardi saranno destinati all’incremento della produzione nazionale di semiconduttori (microchip) e allo sviluppo di nuove tecnologie; 100 miliardi saranno destinati alla posa delle infrastrutture necessarie per garantire l’accesso alla banda larga per l’intera popolazione, che su un paese così vasto come gli USA si preannuncia essere un’impresa titanica.


Eppure, non è ancora tutto


Con l’American Jobs Plan sembrerebbe che Biden voglia tornare sui passi del predecessore Obama, stanziando oltre 400 miliardi che serviranno per costruire e migliorare le strutture assistenziali per anziani e disabili e 137 per la ristrutturazione di scuole e università pubbliche, per rendere il sistema di istruzione statunitense davvero un’eccellenza mondiale.

Anche il nodo “trasporti” è affrontato dall’AJP e sono stati previsti 115 miliardi per la ristrutturazione di strade, autostrade e ponti; altri 150 serviranno per l’ammodernamento di aeroporti, porti e 300 saranno destinati alle piccole e medie e imprese e all’artigianato.


Questo piano economico definito da Biden stesso “poderoso e audace” pari all’1% del PIL americano però non arriva da nulla: per sostenere questa manovra vi sarà un aumento delle tasse, che passeranno dal 21% al 28%.


In ogni caso il vero obiettivo finale di questa manovra economica statunitense è la ripartenza del paese: e quale modo migliore si può trovare se non il ripartire creando nuovi posti di lavoro per uno stato flagellato dalla disoccupazione dalla pandemia?

Chissà se anche la tradizionalista America sarà in grado di abbandonare le vecchie abitudini e volare verso un futuro più green fatto di ecosostenibilità, più alta qualità della vita e disoccupazione ridotta: da qui ad 8 anni lo scopriremo.


Articolo di Ilaria Calcagnolo