Digital Marketing: Non dimentichiamo l'esperienza umana

Probabilmente quello del digital marketing è uno degli argomenti di maggiore interesse nell'ultimo periodo e a maggior ragione da quando il Covid-19 ha impattato definitivamente nelle nostre abitudini di interazione sociale, professionale e quotidiana.


Il mondo è digitale. Il futuro è digital.


Video, immagini, realtà aumentata e tutto ciò che è orientabile a un nuovo modo di vedere l'universo della User Experience. Credo che su questo non ci sia più possibilità di replica.

Lo abbiamo già detto, scritto e sancito in contenuti appunto più multimediali che mai.

E anche questo cassetto digitale fornisce voce ad aziende e professionisti che nel mondo del digital sono testimoni di una comunicazione che ci vuole moderni e interattivi.

Esatto. Tutto è partito dall'effetto "Wow". Stupire, colpire e attirare l'attenzione del potenziale cliente.

Il passo successivo, conseguenza normale di una evoluzione informatica senza precedenti, ha voluto che l'effetto diventasse poi una vera e propria immersione.

Abbiamo iniziato levando lo spessore ai tasti di un cellulare. Ora basta un tocco... un “touch”. Un comando leggero.

Siamo poi passati alla visione alternativa della realtà. Al completo abbattimento delle barriere in quanto a spazio e tempo.

Basta indossare degli occhiali ed essere al mare.

Guardare attraverso uno schermo e proiettare una versione differente della realtà.

E poi? Quale potrà mai essere il limite? A quanto pare nessuno.

Le parole diventano immagini. Le immagini diventano video. I video si trasformano in tutorial, il futuro di quello che non è più definibile come semplice e-learning.

Ed ecco che tutto diventa digital. La nostra visione del mondo. La proiezione di noi nello spazio. La possibilità delle aziende di presentare i propri servizi e prodotti.

Eppure, ci sono dati contrastanti che urlano fuori dai nostri device, dentro i quali sembra ci sia tutto quello che serve per scegliere il cosa-chi-quando-dove.


Le attività di marketing, in quanto a eventi, sono cresciute del 43% dal 2010 al 2018. Non solo. Pare anche che la partecipazione media sia incrementata di oltre il 61%.


Sempre più aziende investono negli incontri interattivi. Promozioni fieristiche e associazioni imprenditoriali riscontrano maggiore adesione agli incontri tra professionisti, anche dello stesso settore.

Quindi chi ha ragione?

Perché i workshop vantano ancora un grande successo, anzi, sembra aumentare?

Chi vince nella lotta tra formazione/eventi in aula e video corsi/webinar online?


Il periodo ci fa la telecronaca di un pareggio senza contropartite. Anzi, ci racconta di un modulo di gioco pronto a cambiare, in base a quale partita c’è da giocare e in base ai cambiamenti delle condizioni in campo.

Nonostante eventi e formazione in aula fossero in crescita, lo smart working obbligato dalla pandemia globale ha costretto questo fenomeno di marketing a passare definitivamente sul digitale.

Molto va ancora ottimizzato ma eventi virtuali, formazione online, video corsi e webinar sono oramai lo standard per chi vuole continuare e promuovere i propri contenuti.

Quale spiegazione dare, quindi, al successo dei coworking, degli spazi e delle idee che stavano dilagando tra le PMI e i liberi professionisti, specie in nel periodo precedente al Covid-19, nonostante il digitale già permettesse da anni di avere tutto il mondo a portata di un monitor?

Forse perché -e questa è una mera provocazione- nel nostro sangue scorre il DNA dei primati.

Saremo anche nella prossima era dell'automazione, ma nessuno può cancellare la nostra necessità di respirare il confronto con il branco.

I giochi di ruolo sono diventati di nicchia. Abbiamo bisogno di creare "gruppi" in un sistema di messaggistica. Se andiamo al cinema, tre persone su quattro decidono di non vedere la versione in 3D.


La risposta è semplice. Siamo essere umani e la nostra esistenza non è fatta di "touch" ma di tocchi.

Pensiamo tramite percorsi di ragionamento e non per chiavi di ricerca.

La nostra User Experience cerca una prova tangibile oltre e non solo tramite la versione digital.

Infatti, se è vero che in questo momento storico il mondo degli event marketing e della formazione non si è fermato, è altresì vero che tutti stanno aspettando impazientemente che si possa tornare ad incontrarsi di persona.

A fronte di queste considerazioni antropologiche sulla nostra capacità di trasformare la nostra natura, molte aziende hanno capito che l'attività di marketing out-site è ancora l'investimento chiave per entrare in contatto con i propri potenziali clienti. Così come il digitale non è una alternativa, bensì una strada parallela da percorrere. Facciamo eventi e formazione, non solo per business ma anche per affermare la reputazione del nostro brand. Abbiamo bisogno di creare visibilità, rapporti. In sostanza dobbiamo tenere vivo il nostro network. Seguendo questa filosofia, l’era tecnologica non chiede sostituzione ma integrazione. Ecco perché digitale e analogico chiedono una fusione. Quel fatidico pareggio o coesistenza simbiotica per adattarsi a un mercato che cambia.



Il futuro delle multinazionali è in crisi. Le PMI di oggi sono pronte a creare nuove forme per incontrare l'utente?

La risposta si sta manifestando proprio in questo periodo sotto i nostri occhi e ne siamo noi stessi i protagonisti, in una evoluzione che ci vuole creature anfibie in grado di vivere a cavallo di due habitat.

Il futuro è digital come il nostro presente. Non c'è dubbio. Ma l'attività di web marketing di un'azienda non può spendersi in una totale ottimizzazione online, bensì nella creazione di un aggancio che porti poi all'incontro.

I consulenti SEO, Marketing, addetti alla Formazione non si dovrebbero limitare a posizionare un risultato. Dovrebbero ottimizzare il rapporto di reputation tra azienda e lead generation.

Così anche la formazione e i corsi online abbatteranno anche le distanze.

Ma quale migliore formazione può prescindere dal confronto fisico?

Siamo nel futuro in cui raggiungiamo qualsiasi distanza con un click. Ma non possiamo prescindere dalla nostra esigenza di goderci il viaggio.

La nostra esperienza, in fondo, non è il fine, ma quello che viviamo per raggiungerlo.