Flessibilità e impatto sociale: Community is the new sexy

Il bisogno di mantenere l’economia a galla e in generale di scendere a patti con le restrizioni imposte dalla pandemia ha introdotto l’uso dello Smart Working, una parola che sentiamo di continuo, ma spesso ne fraintendiamo il significato.

Smart working commmunity

Come dice il termine stesso il lavoro viene definito intelligente (“smart”) che è tutt’altra cosa dal “lavoro da remoto”, termine usato come sinonimo ma che sinonimo non è. Infatti, se fossero la stessa cosa, l’aggettivo “smart” sarebbe da intendere nella stessa accezione in cui lo utilizziamo per descrivere gli esodi estivi verso le località marittime, ovvero tutt’altro che “intelligente”. Se il lavoro da remoto consiste nel lavorare da casa, in che modo è diverso lo Smart Working?

Cos’è lo Smart Working e perché viene definito intelligente


Lo Smart Working è una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia. La nuova libertà ottenuta dalle persone si esprime nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare nel lavoro. In questo caso flessibilità si traduce anche nella responsabilizzazione delle persone sui risultati.


Questo nuovo approccio al modo di lavorare e collaborare all’interno di un’azienda si basa su quattro pilastri fondamentali: revisione della cultura organizzativa, flessibilità rispetto a orari e luoghi di lavoro, dotazione tecnologica e spazi fisici.


Ad oggi il numero dei lavoratori che godono di autonomia nella scelta delle modalità di lavoro è in aumento e lo è di anno in anno: dai 480.000 del 2018 siamo arrivati ai 570.000 dell’anno scorso e il numero continua a salire. I lavoratori “smart” si distinguono per una maggiore soddisfazione per il proprio lavoro e una maggiore padronanza di competenze digitali rispetto agli altri. Il clima di fiducia e di autonomia che si accompagna allo Smart Working comporta poi effetti positivi anche sulle relazioni con i colleghi e con il capo.


Come cambia il mondo del lavoro: People&Culture


Se lo Smart Working ha un impatto così positivo sui lavoratori come si può implementare all’interno di un’azienda nel modo migliore in modo da non minare la sua economia e da migliorare l’engagement dei suoi dipendenti?

Le parole chiave per questa questione sono “flessibilità” e “impatto sociale”.

In questa nuova era lavorativa esse vengono incorporate nel concetto di People&Culture. In poche parole quest’ultimo è il successore spirituale dell’HR, ma come vedremo ci tiene a distinguersi da esso.


Come spiega Rocky Ozaki, direttore della People and Culture nell’azienda “Rise”: lo stesso nome “HR” indica il focus di questo organo, ma sempre più spesso esso finiva a coprire un ruolo più “esecutivo” allontanandosi così dalla componente “human”. Più business people che sostenitori dei dipendenti, i responsabili HR hanno dimenticato il significato del ruolo che ricoprono.


Il nuovo organo People & Culture si propone proprio di far rivivere quella componente umana con l’idea di motivare l’ambiente lavorativo e lo fa in prima istanza utilizzando un nome che lo allontana dallo stigma negativo che accompagnava l’HR. Mette infatti l’accento su “culture” intendendola come cultura lavorativa e incentivandola attraverso la creazione di connessioni umane che trascendono l’organigramma dell’azienda.


People&Culture smartworking

In secondo luogo cerca di ricordare l’essenza di quello che doveva essere l’HR: l’attrarre talenti e conservarli. Questo viene fatto non solo con l’utilizzo di tecnologie al passo con “l’era della connettività” come Slack, 15Five o Wirl, ma soprattutto con l’implementazione di vacanze illimitate, la gig economy e più semplicemente di tavoli da ping pong nel bel mezzo dell’ufficio.


Il senso di comunità


Tanto lo smart working quanto il People&Culture hanno l’intenzione di motivare i lavoratori dando loro la possibilità di esprimersi e creandogli attorno un ambiente che rappresenti una comunità e gli permetta vivere e lavorare, non di lavorare per vivere.


Infatti, come dice Betty Pagnin, responsabile di cultura organizzativa per OneDay:

“L’azienda è fatta di persone e non risorse umane. Sta a chi fa il mio lavoro stimolarle perché possano essere felici, produttive e divertite all’interno del contesto lavorativo. La sfida è avere una cultura organizzativa forte che sia davvero la benzina del business e che renda ogni membro del team coinvolto nella vision dell’azienda”.

La comunità o il team, dice lei, si costruisce attraverso una comunicazione trasparente e un lavoro su performance, obiettivi e percorsi di carriera. Bisogna rendere il team partecipe della vision dell’azienda ed infine conoscere le persone e cercare di affidare a ciascuno progetti stimolanti.


Si capisce quindi come la sintonia tra i valori aziendali e le persone sia al centro dell’ambiente lavorativo “smart” e come essa venga considerata necessaria per costruire il successo dell’azienda.


La sintonia tra le persone viene però difficilmente rafforzata se si svolge solamente lavoro da remoto, ecco perché Betty ci tiene a sottolineare che un futuro di smart working non significa un futuro a casa.


L’ufficio infatti continua a rappresentare una parte cruciale dell’esperienza lavorativa. Esso deve essere un luogo per l’aggregazione, per abbattere le barriere e vivere con i colleghi.


È molto importante potersi esprimere in team e lavorare a stretto contatto con persone più esperte. In questo senso anche l’ufficio subisce una evoluzione. Esso deve essere più “sexy” e incoraggiare il senso di comunità con spazi pensati per l’aggregazione e lo svago.


Articolo di Angelo Rosace