Il fascino del Cloud: Sempre più aziende coinvolte

Aggiornamento: 18 dic 2020

Al giorno d’oggi ognuno di noi ha sentito parlare almeno una volta di Cloud. Una parola che riempie e se pronunciata fa sentire al passo coi tempi ma che pochi saprebbero effettivamente spiegare. Che cos’è il cloud? È veramente in cielo?

Sono solo alcune delle domande che mi sono sentito rivolgere. Vista la caratura di queste domande non possiamo non dare una spiegazione che renda un po’ più chiare le cose.


Che strana forma ha quella nuvola: Che cos’è il Cloud?


Innanzitutto cominciamo col dire che cloud è un termine riduttivo e che nella sua accezione più generale è un servizio a disposizione di chiunque abbia una connessione, che permette di accedere a servizi e risorse offerte da aziende, privati e strutture varie via internet.


Questa è però più nello specifico la definizione che, nel contesto dell’industria 4.0, si darebbe al termine cloud computing. In sostanza, è l’offerta di servizi di calcolo – come server, risorse di archiviazione, database, rete, software, analisi e altro – tramite Internet.


Questa offerta permette di creare nuovi servizi e nuove applicazioni, di archiviare una grande mole di dati ed eseguire un backup per il ripristino delle informazioni. Con il cloud computing però possiamo anche ospitare siti web o blog e trasmettere dei servizi in streaming, sia audio che video. Con questo sistema possiamo anche fornire dei software on demand oppure analizzare i dati.


Se cloud è un inglesismo utilizzato per spiegare una pluralità di concetti è bene approfondirne alcuni per poter comprendere a pieno il servizio.


Il primo è Big Data. Nel contesto di un’azienda i big data sono quelle moli enormi di dati derivati da vari sensori sparsi per tutta l’azienda e che devono essere analizzati in modo tale da capire l’andamento di essa e poter fare previsioni sul futuro con l’idea di aumentare produttività e profitti.


Il secondo è Internet of Things, quella rete di macchinari e sensori che comunicano tra loro tramite la rete, consentendo così di automatizzare i processi e ridurre la necessità di un intervento umano.


Abbiamo poi Cloud Storage, un sistema di archiviazione modulabile che consente di salvare dati online in maniera immediata e di averli, in questo modo, sempre a disposizione ovunque ci si trovi.


Infine, senza entrare troppo nel dettaglio, ci sono diversi termini che specificano il tipo di utilizzo che si fa del servizio cloud. Infatti, che tu stia noleggiando il servizio di cloud da un’altra azienda (Platform as a service), che tu stia acquistando un software da utilizzare online (Software as a service) o che tu stia noleggiando direttamente l’hardware da un fornitore terzo (Infrastructure as a service) tu come azienda stai sempre facendo ricorso a soluzioni online ospitate sul cloud.


Il cloud nell’industria 4.0


La trasformazione digitale delle industrie ha portato le stesse ad approcciarsi al cloud ed esso ora ricopre un ruolo di vitale importanza nell’ecosistema di moltissime imprese. Questo servizio rappresenta una grandissima occasione per le PMI italiane, ma può essere motivo di preoccupazioni dovute a possibili attacchi informatici.


Con la crescita delle loro attività, le PMI italiane stanno adottando sempre più nuovi strumenti tecnologici cloud nel tentativo di ridurre le spese e di rendere più efficiente e flessibile il lavoro dei propri dipendenti. Ad oggi quasi due PMI su tre si avvalgono di una o più applicazioni aziendali as-a-service (SaaS). L’impiego di queste tecnologie è anche spiegato dal fatto che tra le PMi italiane tra il 40 e 50% dei dipendenti si trova spesso a svolgere il proprio lavoro fuori dall’ufficio ed ha quindi bisogno di un servizio cloud da cui prendere i dati che gli servono. Tra i tool SaaS più popolari ci sono email, archiviazione di documenti, collaboration service, finanza e contabilità

Come però abbiamo detto, il cloud computing viene con i suoi rischi. Le infrastrutture IT nelle organizzazioni stanno consolidando sempre più servizi e applicazioni ma a volte non riescono a fornire i livelli di controllo richiesti. Il problema principale è il fatto che la velocità con cui queste nuove soluzioni vengono implementate non permette alle aziende di assumere personale specializzato.


Questo problema che è ormai una tendenza può portare a rischi reali per la sicurezza informatica delle aziende, che potrebbero non essere in grado, o non avere il tempo, di prendere provvedimenti, dal momento che concentrano la maggior parte dell’attenzione sullo sviluppo delle proprie attività. Questa nuova tecnologia ha quindi bisogno di uno specialista per la protezione dei dati.


Come proteggersi


Se istruire un dipendente per farlo diventare uno specialista della cybersecurity ha bisogno di tempo, esistono delle piccole accortezze per rendere la propria azienda più sicura. Si parte da una semplice gestione degli accessi. Questo è fondamentale per evitare la perdita di dati aziendali dovuta a un accesso indesiderato. Si continua con la gestione delle applicazioni e dei device in dotazione ai dipendenti e si finisce con soluzioni più specifiche come i doppi accessi di autenticazione, password e token, il criptare i dati e il sempre verde antivirus.


In un mondo sempre connesso e in cui la maggior parte del lavoro è fatto su piattaforme o con risorse online, abbandonarsi al cloud è sicuramente una scelta allettante, ma che va presa con le giuste precauzioni.


Non si è mai troppo sicuri infatti e quello che può sembrare come un tedioso processo per accedere ad un tuo account in due autenticazioni può risparmiarti molti problemi.


Se poi si pensa alle aziende che danno al cloud un ruolo sempre più centrale è chiaro che le responsabilità aumentano, soprattutto se si pensa possono arrivare a trattare dati sensibili che non dovrebbero essere divulgati.


Articolo di Angelo Rosace