Il futuro del Web: "Grande Giove!"

Sarebbe davvero suggestivo avere la possibilità di prendere la DeLorean per fare un salto nel futuro del Web.

A parte recuperare un almanacco sportivo da portare nel presente (siate onesti, lo avreste fatto anche voi), gente come me è spinta in una continua indagine sul possibile futuro del mondo nel quale opera, lavora e studia con dovizia e sudditanza ogni cambiamento della tecnologia digitale.

Una cosa mi sento di dirla.

Non credo si possa parlare ancora di Web 4.0, visto che siamo ancora nel pieno della versione 3.0.

Dimensione, quest’ultima, che probabilmente durerà ancora per molto tempo e che sarà soggetta a molteplici cambiamenti in termini algoritmici, norme di design, risposte alla User Experience, nuove presentazioni della User Interface, integrazioni più ottimali delle piattaforme social.

Viene quindi spontaneo fare alcune considerazioni.

Nel Web 3.0 ci siamo dentro e come dicevo non ne usciremo molto presto.

Molti gridano alla prossima rivoluzione del Web. Non c’è dubbio che ci saranno incredibili cambiamenti concettuali, filosofici e di presentazione. Eppure l’alba della quarta rivoluzione è visibile in un orizzonte per ora lontano.

Per lo meno abbiamo ancora un lungo viaggio prima di arrivarci.


Questo viaggio vedrà, secondo il mio parere, tappe evolutive come:


  • Il ritorno massivo dei blog

Dopo aver rivoluzionato il mondo del Web, specialmente nei primi anni duemila, mantenendo le principali logiche della semantica, la nuova versione "editoriale" tornerà in voga, pulita dalla inflazionata influenza delle norme del copywriter SEO.


Non vuol dire che si scriverà liberamente come in un diario. Come detto, le logiche della semantica governeranno ancora. Verranno seguite regole di comunicazione più dirottate al Marketing Coinvolgente.


Le pagine dei blog aziendali non saranno più vittime di scritture pilotate da keywords strategiche o strategie di link building. L’obiettivo sarà comunicare e non fare necessariamente traffico o business con il Blog. La chiave primaria sarà la reputation. Non solo nei confronti o come risposta dell'utente bensì come considerazione da parte dell'algoritmo Google Bert.

  • Web per l'esperienza e non solo per presenza

Già ora l’aspetto dei siti segue nuove norme di presentazione grafica.

Sempre di più avremo siti internet con immagini speciali e ad alta definizione.




I testi saranno ridotti al minimo, con informazioni precise e poco dettagliate. L’interesse argomentale sarà lasciato, appunto, ai blog in supporto, che vedranno sempre di più una strutturazione editoriale, come fossero riviste divise per argomenti, settori commerciali o tecnici.

  • Meno importanza al posizionamento!

Non è una eresia. Essere primi diventerà sempre meno importante o per lo meno non più l'ossessione che molti considerano l'arma vincente. Sarà necessario continuare a utilizzare le piattaforme digital come invito e supporto per attività di marketing outsite.


Queste ultime avranno comunque una loro potenza di fuoco in sempre più strategiche fonti di sponsorizzazione e fidelizzazione delle partnership. Proprio da queste arriveranno i primi click dei competitor e dei possibili follower. Quindi l’attenzione cadrà sul fare colpo. La regola tornerà quella tradizionale: “Non c’è migliore impressione della prima impressione” e "Sponsored by".

  • Il futuro è Video!!!

Sì. Ma non è che il presente non sia già pieno di facce che chiacchierano intasando le bacheche.



Attenzione al mondo dei media.

I video continueranno a imporsi sul mercato della comunicazione ma cambierà sicuramente il modo di farli.

Come? Questo ancora è da scoprire o per lo meno l'argomento è miccia per discussioni esplosive e stimolanti.

La cosa certa è che chi si sta adeguando adesso allo standard sta già registrando dei numeri più stabili all'inflessione del 2016. Il fatto che Facebook abbia spinto la “diretta” da quattro anni a questa parte aveva tolto potere a una tipologia di contenuti di grande impatto. L'insuccesso registrato dai "direct video" ha riportato in voga la "media communication", costringendo però a una crescita tecnica e qualitativa dei messaggi, dei contenuti e delle tecnologie di produzione.

  • Brand Visibility illustrata


Non vorrei aggiungere altro. Mi piacerebbe invitare il lettore a seguire questo pubbliredazionale, visto che sicuramente nei prossimi articoli toccherò proprio uno di questi argomenti. Se la comunicazione è esperienza umana, il marketing è umana esperienza.


Un gioco di parole rubato da Seth Godin che con il concetto della "mucca viola" ci ha insegnato come una immagine, una icona o un simbolo può impattare più di molte strategie di campagna.



C'è quindi un ritorno alla grafica pubblicitaria dei padri che hanno reso grandi gli anni '70, dove il fumetto e l'illustrazione spingevano i messaggi e i brand con coinvolgimento e divertimento. E se un fumettista del 2020 mettesse la sua arte a disposizione del marketing digitale? Dovremo sicuramente riparlarne più avanti.

  • L’avvento della psicologia User Experience


Già attiva da quasi dodici anni in America, l'importanza di una progettazione pensata sulla user experience di navigazione ha aperto le novità degli algoritmi SEO del 2017.

Oggi studiare la UX e la UI di un sito è condizione implicita per lo studio di qualsiasi progetto Web o App Mobile. Ma quale sarà il futuro dei siti internet?


Moriranno, come molti sostengono, diventando tutte applicazioni?

Oppure cambieranno il loro scopo diventando stargate di presentazione o semplici contenitori di contenuti?



Molte sono le domande su questo annoso argomento che implica anche aspetti di raccolta e trattamento dei dati, nonché l'applicazione di nuove forme di programmazione sempre più mobile (vista anche la morte progressiva del concetto "responsive").

Insomma. Questo 2020 volge verso la fine con certezze digitali, tante domande ma un futuro che appare in piena curva ascensionale. Il futuro sarà pieno di sorprese.

Quindi occhio a parlare di STANDARD. Come lo pronunci è già preistoria.

Guardando dallo spioncino di questo viaggio nel tempo, viene proprio da esclamare: "GRANDE GIOVE!".


Articolo di Ferdinando Dagostino

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