Influencer, Instagram e i profili verticali

Aggiornato il: un giorno fa

Instagram è arrivato alla sua seconda era: secondo la digital pr Ilaria Barbotti, la piattaforma social è ora satura di contenuti. Anche a causa di coloro che utilizzano sistemi di acquisto per aumentare il numero dei propri follower, il rischio per gli utenti è di entrare in un mare magnum se non si è specializzati.

Il consiglio della consulente per aziende ed autrice del libro Instagram Marketing, edito da Hoepli, è quindi di focalizzarsi sulle nicchie. Ciò porterà ad un minor numero di follower, ma ad un maggior interesse da parte delle aziende, che al momento sono alla ricerca di profili verticali.


Marketing verticale ed orizzontale


Per comprendere appieno i meccanismi, bisogna innanzitutto fare una distinzione tra marketing verticale ed orizzontale.


Il primo è quello che risulta da campagne pubblicitarie, analisi, strategie e brainstorming. Parte dall’alto ed è ricondotto alla sfera del controllo. Quelli in campo sono i nostri soldi, che quindi riconducono ai nostri piani e alle nostre scelte.


Nel marketing orizzontale, invece, tutto si attiene alla creazione di un prodotto e alla conseguente diffusione dello stesso da persona a persona, attraverso un marketing più fluido nel quale i clienti stessi diventano testimonial e venditori. Il marketing orizzontale va ad unire lo stesso livello di sforzo professionistico e la necessità di dare un ruolo ai clienti, ma in maniera più creativa e meno “rigida”.


Archetipi di influencer e come profilarli


Per capire quali influencer possano collaborare efficacemente con brand o aziende, è necessario partire dalla loro classificazione. Recentemente, sono state identificate tre cluster principali in cui suddividerli.


Il primo è quella degli identified: sono coloro che sono considerati rilevanti per un brand, non soltanto in base agli appositi ranking, ma anche per il ruolo che ricoprono nel settore di interesse dell’azienda. In questa prima definizione troviamo le celebrity, i publisher appassionati, gli everyday advocate, che amano recensire prodotti, e gli altruistic activators, imparziali e quindi affidabili.


Il secondo cluster è composto dagli engaged, ovvero gli influencer con cui si è già instaurato un livello di interazione, dal following alla condivisione di contenuti. Questo è da considerarsi il primo passo per la costruzione di una relazione professionale stabile e duratura, data dalla pertinenza dei contenuti pubblicati e promossi da un’azienda.


Il terzo cluster è quello dei cosiddetti influencer active, direttamente coinvolti da brand e aziende per la produzione di prodotti e servizi, che ne condividono la visione e le cause, diventando dei veri e propri ambassador.


Come muovere i primi passi da influencer?


Per riuscire a farsi notare su Instagram, è fondamentale costruirsi una community di follower attraverso contenuti di qualità. Ogni post, infatti, deve scatenare interazioni e commenti da parte dei follower, costruendo con tempo e pazienza un pubblico fidato, lo stesso processo che sta seguendo Coffee Bytes, per costruire la propria community. Il farsi notare su Instagram può portare ad un guadagno, facendo da testimonial per i brand, oppure attirando nuovi clienti per un business già esistente. Un esempio pratico può essere una personal trainer che attraverso le stories di Instagram offre degli sconti sugli abbonamenti alla propria palestra.



I guadagni partono da circa 50-60 euro a post, per poi crescere e salire a 200, 300 o 1.000 euro. Influencer di portata mondiale come Chiara Ferragni arrivano a guadagnare tra i 50mila e i 60mila euro a pubblicazione. Su questi guadagni, gli influencer devono pagare le tasse come liberi professionisti. In alcuni casi, l’azienda propone dei cambi merce, pagando gli influencer non in denaro ma regalando i propri prodotti.


Inizialmente è consigliato preparare un proprio curriculum e un portfolio di lavori svolti da inviare non solo ad aziende, ma anche ad agenzie di comunicazione e digital pr, che possono fare da tramite tra l’azienda stessa e l’influencer. In seguito, una volta che l’influencer sarà noto per la sua bravura, saranno le aziende a contattarlo. Secondo il parere della consulente Barbotti, è consigliato gestire da soli il proprio profilo fino a 200-300mila follower, per responsabilizzarsi e imparare a trattare con le aziende, facendo crescere la propria capacità di gestire i rapporti. In caso non si abbiano le caratteristiche necessarie per gestire dei rapporti professionali con le agenzie, è consigliato affidarsi ad un’agenzia. In Italia, al momento, l’attività promozionale su Instagram segue le linee guida istituite dall’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, anche conosciuto come IAP, che analizza ed invia all’Antitrust le segnalazioni di pubblicità ingannevoli, arrivando a sanzionare fino a 40mila euro.


Articolo di Chiara Pozzoli

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