Intelligenza Artificiale: La nuova frontiera dell’etica per un futuro migliore

Un’eredità che arriva dal passato


Sono passati quasi 35 anni da quando il fenomeno di Internet è entrato nelle case di tutti noi italiani. Abbiamo imparato a chattare, studiare, fare ricerche sul web e lavorare on line, condividendo documenti personali prima internamente alle aziende e poi tra aziende diverse.

Mano a mano che gli anni passavano quasi tutte le operazioni che prima venivano svolte fisicamente e in prima persona sono state sostituite da semplici click sullo schermo di un computer. L’ascesa di questa tecnologia ha permesso la drastica riduzione del sistema cartaceo di compilazione moduli e richieste, riducendo costi aziendali e impatto ambientale.


Ma insieme a tutti questi pregi, Internet ci ha portato anche un aspetto speciale che ultimamente ha assunto un’accezione negativa nell’immaginario collettivo: l’Intelligenza Artificiale.


Il rapporto tra AI e insicurezza informatica


Tutti noi all’improvviso ci siamo visti bersagliare da mail promozionali create su misura

per noi in modo sempre più capillare e preciso, ci siamo sentiti telefonare da enti che pensavamo non avrebbero mai dovuto avere il nostro contatto telefonico, e in alcuni casi ci siamo ritrovati dei promemoria non richiesti forniti dal nostro smartphone a ricordarci gentilmente che eravamo già stati in quel ristorante qualche mese prima e che forse, dato che passiamo la maggior parte del tempo in Via Tal dei Tali, sarebbe il caso di impostarla come “base” o “casa” nel navigatore.


Perché oltre all’applicazione scientifico-ingegneristica dell’AI che ha permesso alla medicina di fare passi da giganti con tecniche che a inizio anni ‘90 erano impossibili da immaginare, per anni il meccanismo che ha permesso questo incredibile avanzamento

tecnologico è stato la raccolta e l’analisi di tutti i nostri dati, abitudini e gusti e comportamenti.


Questa ruberia di informazioni incondizionata ha creato in molti la sensazione di essere controllati dall’alto, e quindi un senso di insicurezza generale: d’altronde, viene facile chiedersi per quale motivo un Governo dovrebbe essere interessato a sapere quale marca di cereali preferiamo.


Così, spinti da questa sensazione di insicurezza informatica, abbiamo imparato a difenderci proteggendo noi e i nostri interessi: nascono così le leggi a tutela della privacy e i cookie che ci permettono di controllare l’uso e la quantità delle informazioni che cediamo ogni qual volta navighiamo su un sito web.


Ma la domanda fondamentale che dovremmo porci è: l’Intelligenza Artificiale che tanto ci ha fatto sentire insicuri, è davvero un problema o può essere un grande mezzo per migliorare tutti gli aspetti della nostra vita?

Un’Intelligenza Artificiale più etica


Spinti dalla voglia di creare un futuro migliore, negli ultimi anni si è lavorato molto per

rendere l’innovazione digitale e il progresso tecnologico quanto più etico possibile e, soprattutto, al servizio della creatività umana.


Notate bene, al servizio e non in sostituzione.

Questo è il fulcro dell’AI che verrà: un netto cambio di rotta e prospettiva.


Perché di fatto, come dicevamo prima, abbiamo sempre cercato di difenderci in modo passivo da tutti quelli che potevano essere i problemi di natura informatica quando invece dovremmo porci l’obiettivo di imparare a costruire una difesa attiva, anticipando e “programmando nuovi sistemi che non presentino conseguenze negative”, come spiega bene Viola Schiaffonati, Professore Associato di Logica e Filosofia della Scienza al Politecnico di Milano.


Di questo e molto altro si è discusso alla “Call for an AI Ethics”, evento a cui hanno partecipato alcuni tra i luminari dei nostri tempi, dal quale ne è nato un documento per sostenere un approccio più etico e umanistico all’Intelligenza artificiale insegnando, anche a governi e istituzioni, un più ampio senso di responsabilità condivisa, necessario a garantire il futuro del progresso e delle nuove generazioni.


Sembra incredibile ma il documento in questione è stato firmato a Roma dalla Pontificia Accademia per la Vita, Microsoft, IBM, la FAO e il Governo italiano. Può risultare strano che questo evento abbia avuto luogo proprio qui, sul nostro territorio, dato che l’Italia è uno degli stati europei meno informatizzati. Fanalino di coda di una classifica che valuta non solo l’informatica del lavoro, ma anche l’insegnamento all’utilizzo corretto di quest’ultima nelle scuole.

C’è da dire, e su questo credo che saremo tutti della stessa opinione, che questo ritrovato senso etico cade nel vuoto se non è supportato, come detto poco fa, da una corretta educazione, intesa proprio nel suo senso più stretto: una buona formazione.


Informare per crescere


E in attesa che già fin dalle scuole della prima infanzia si inizino a spiegare l’etica

dell’informatica, dell’AI e i diritti (e i doveri) che ne derivano, per quelli un po’ più grandicelli esistono degli istituti, che in realtà sono molto più simili a delle aziende che a delle scuole, che si occupano di diffondere il verbo.


Diffondere la cultura informatica e aiutare le persone comuni a comprendere che

l’intelligenza artificiale se usata nel modo corretto, non solo aiuta a trarre benefici economici e gestionali ma può aiutare tutte le classi sociali più deboli ad avere accesso a diritti primari in modo sempre più facile, veloce e capillare.


Il fine ultimo di questo utilizzo più etico dell’AI è infatti l’inclusività, nel senso più ampio del termine.

Tra gli istituti che si occupano di evangelizzare le masse su questi temi c’è Impactscool: una realtà italiana che opera in tutto il paese e anche all’estero. La sua fondatrice Cristina Pozzi è stata nominata Young Global Leader (2019-2024) dal World Economic Forum e insignita del Premio Impresa 2019.


Come ben spiegato dal sito, il sogno di Cristina è quello di cambiare il mondo con la via dell’educazione in merito alle tecnologie e sul futuro che verrà, trattando, tra i temi principali, l’impatto che robotica, biotecnologie e tutte le altre forme di innovazione hanno su di noi e sul mondo che conosciamo.


Sogniamo tutti un futuro migliore per noi, i nostri figli, il nostro pianeta e anche per i nostri animali domestici, ma siamo rimasti seduti sul divano troppo a lungo in attesa che questo ci suoni il citofono.


È giunto il momento di alzarsi e agire, di formarsi e di capire che insieme, utilizzando al meglio l’AI, costruire un avvenire radioso è possibile.


Articolo di Ilaria Calcagnolo

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