Isolamento sociale forzato nuovo altruismo: La pandemia cambia il rapporto tra aziende e consumatori

Aggiornato il: 10 dic 2020

Stare insieme durante le festività natalizie più che una voglia, per molti di noi è una necessità, e quest’anno i concetti di comunità e compagnia raggiungono un livello di importanza mai visto prima.

Infatti, da quando la pandemia di Covid-19 è entrata a far parte del nostro quotidiano rubandoci le interazioni sociali sia tra famigliari che tra amici, c’è stata una riscoperta dei concetti di comunità e interazione che si sono rivelati essere importantissimi proprio per sconfiggere quel muro di isolamento e solitudine che la lontananza fisica imposta ha fatto crescere dentro molti di noi. D’altronde è cambiato proprio tutto, persino il nostro modo di vivere, vedere e organizzare gli eventi non è più lo stesso.


Dall’individualismo sociale all’altruismo popolare


Se fino a un anno fa la popolazione era proiettata verso l’individualismo sociale, e spesso si tendeva a guardare solo al proprio orticello, questo distanziamento obbligato ci ha fatto diventare più altruisti, soprattutto nei confronti delle categorie più deboli che la maggioranza delle persone prima tendeva a trascurare.


Le prime a cavalcare l’onda di questo ritrovato altruismo sono state, senza dubbio, le aziende.

Molti fra i colossi mondiali della grande distribuzione sono scesi in campo per dare sostegno a chi ne ha bisogno.

Il tutto, ovviamente, col supporto della tecnologia, l’unica entità autorizzata ad entrare nelle case di ogni paese in un momento in cui nessun altro può farlo.


Le aziende che hanno deciso di aiutare i più bisognosi: da Walmart a Coop Italia


Sono nate così moltissime iniziative per aiutare il prossimo con un livello di capillarità territoriale che ha dell’incredibile.

La capofila fra tutte è sicuramente l’iniziativa “Neighbors Helping Neighbors”: studiata dal team di Nextdoor in collaborazione con Walmart, nei paesi dove la multinazionale statunitense è presente.

Con la sua piattaforma fa sì che sia possibile aiutarsi anche fra vicini di casa (in inglese appunto neighbors) organizzando le consegne di beni di prima necessità, come la spesa o i medicinali, per tutte quelle persone che abitano e vivono il quartiere e che sappiamo essere in difficoltà, anche solo per l'approvvigionamento.


In questo senso, anche in Italia è stato fatto qualcosa.

Forse non siamo i migliori e neppure i meglio organizzati, ma di sicuro il cuore italiano altruista per nascita si è fatto sentire, e un esercito di volontari si è reso disponibile ad aiutare il prossimo.


Oltre alle numerose iniziative private che forse alcuni fra noi hanno avuto modo di conoscere in prima persona, sul nostro territorio nazionale una delle aziende che ha tutt’ora un ruolo chiave in questo sistema di aiuti contact-free è Coop.


Coop Italia infatti è un sistema di cooperative italiane che insieme gestiscono una rete di negozi e supermercati consociati nei quali è possibile, per i consumatori, acquistare prodotti territoriali di qualità a prezzi contenuti e di sicuro competitivi.


Da questa rete sociale nasce l’iniziativa “L’unione fa la spesa” che, solamente nei primi mesi di lockdown grazie ai volontari è riuscita a consegnare oltre 14000 spese su tutto il territorio nazionale e che, ancora, si prodiga per questo più che nobile fine.


Ai volontari si è aggiunta poi una cordata di associazioni cittadine che ha permesso la creazione di una rete così capillare da arrivare addirittura nei quartieri, anche quelli più disagiati nei quali per alcune persone il momento della consegna è stato l’unico contatto umano ricevuto in molto tempo.


Non solo compratori ma partner protagonisti è la nuova frontiera del rapporto tra aziende e consumatori


Ad ogni modo, questo isolamento sociale forzato che sta avendo effetti molto simili a quelli della sindrome da stress post-traumatico, ha fatto sì che tra aziende e consumatori si sia creato un nuovo tipo di rapporto.


I clienti, sfiduciati da questa condizione sanitaria e dalla prospettiva di un futuro quanto mai incerto, si trovano ad essere sempre più diffidenti nei confronti di tutte quelle aziende che sono riuscite a raggiungerli e a bombardarli di pubblicità a fini di vendita.

Il calo delle vendite è infatti, almeno in parte, dovuto anche questo: la solitudine che quasi tutti noi stiamo provando ci spinge a voler instaurare interazioni sociali anche dove fino a poco tempo fa non ci saremmo neppure mai sognati di cercarle.

Nasce così un gap tra aziende e consumatori che in qualche modo va colmato: Coop, ad esempio, è riuscita a riempire questa distanza dando l’opportunità a molti di diventare piccoli eroi del quotidiano e quindi protagonisti in prima persona dell’azione umanitaria.

Allo stesso tempo così è riuscita ad assicurarsi una continuità di introiti se non addirittura un aumento del fatturato.


Questo disallineamento di valori e modelli tecnologici di business chiamato “tech-clash” metterà in ginocchio tutte quelle attività che non saranno in grado di andare incontro a queste nuove necessità del loro pubblico.


Ma la ricetta per uscire da questo pantano emotivo ed economico c’è: basterà creare esperienze d’acquisto che rendano i propri clienti partecipi e con molto più potere decisionale.


In altre parole, bisognerà uscire dal classico sistema azienda - cliente per andare incontro ad un sistema molto più interattivo nel quale il cliente non sarà solo compratore ma partner.

Per farlo la strada è lunga e in salita ma con l’aiuto dell’intelligenza artificiale sarà possibile far emergere tutto il potenziale di questo nuovo rapporto commerciale in divenire: bisogna solo rimboccarsi le maniche.


Fai del bene, è bello!


Se qualcuno di voi fosse interessato a prendere parte alle iniziative di volontariato di quartiere, questo è sicuramente il periodo dell’anno migliore per farlo: regalare farmaci e “spese sospese” così da assicurare cure e pasti caldi a chi ne ha più bisogno è di sicuro un bel gesto.


Per farlo vi basterà cliccare il link di Coop Italia che avete incontrato leggendo l’articolo oppure cliccando qui: infatti anche Esselunga promuove un piano per il volontariato e la donazione di spese.


“A Natale siamo tutti più buoni”


Articolo di Ilaria Calcagnolo

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