Le professioni del futuro: Cruciali soft skill e nuove competenze

Ogni generazione si è trovata ad affrontare l’evoluzione del mercato del lavoro, per cercare di comprenderne le direzioni e sviluppare competenze in merito alle professioni del futuro. Ma sicuramente oggi abbiamo di fronte uno scenario in continua mutazione, che prevede tempi di reazione e di risposta molto più veloci rispetto al passato.


La capacità di adattamento dell’essere umano è così messa a dura prova, ma allo stesso tempo non siamo più davanti alla teoria darwiniana “adattarsi o morire”, quanto più alla definizione elaborata dall’American Psychological Association (APA), che definisce questo concetto in modo molto diretto: adattamento è la capacità di dare risposte appropriate al mutare delle situazioni.

Cambiamento che è legato non solo alla modifica del proprio comportamento, ma anche e soprattutto in relazione alla creazione di nuovi schemi di pensiero e l’ascolto delle proprie emozioni.


L’umanità, di pensiero e di azione, per le professioni del futuro


È qui allora che cambia l’approccio delle nuove generazioni – ma anche dei protagonisti attuali del panorama lavorativo – al futuro professionale che li aspetta.


Ci troviamo infatti a competere non solo con altri professionisti, ma anche con le macchine e con l’intelligenza artificiale. Secondo il rapporto annuale The Future of Jobs, realizzato dal World Economic Forum, il processo di digitalizzazione continuerà a un ritmo più veloce del previsto, anche sotto la spinta data dalla pandemia di Covid-19. Si parla quindi di accelerazione dei processi di digitalizzazione del lavoro e di implementazione di nuove tecnologie. allo stesso modo ci si aspetta l’automazione di alcuni ruoli nelle proprie aziende, come dichiarato dal 50% dei datori di lavoro sottoposti all’indagine. Conseguentemente, entro il 2025 il lavoro verrà equamente diviso tra uomo e macchina, portando all’eliminazione di 85 milioni di posti di lavoro.


Entrano in gioco allora le competenze personali. Assodato che si debbano sempre seguire le proprie inclinazioni ed abitudini, oggi ancora di più le cosiddette soft skill, quelle che rendono unici rispetto ai competitor – umani e meccanici -, sono il punto di forza per esser adeguati ad un mondo che cambia troppo in fretta e senza chiederci il permesso.


La pandemia ci ha costretti a rivalutare le nostre prestazioni, abbiamo capito che si può essere produttivi anche non in presenza attraverso lo smart working, il remote working e le conference call che ci hanno permesso di godere maggiormente delle nostre case, che la DaD imposta ai nostri figli è una modifica strutturale importante della sfera privata, ma ha permesso comunque ai ragazzi di ricevere un’istruzione.


Di conseguenza il futuro non potrà che seguire questa onda e noi non ci saremo impreparati, perché potremo sfruttare le nostre competenze personali.


Le professioni del futuro: Nuove figure e nuove soft skill


Rifacendoci al documento The Future of Jobs, leggiamo che alcuni dati sono simili all’indagine svolta per l’anno 2018: le posizioni di leadership nella domanda di nuove posizioni lavorative, vede crescente il ruolo di Data Analysts e Scientists, specialisti AI e di apprendimento automatico, ingegneri robotici, sviluppatori di software e applicazioni, nonché specialisti della trasformazione digitale. L'emergere di questi ruoli riflette l'accelerazione dell'automazione e la rinascita dei rischi per la sicurezza informatica.


Il processo di adattamento allora non sarà perpetrato unicamente dall’individuo, ma anche e soprattutto dal datore di lavoro, che metterà a disposizione del professionista le condizioni per l’adattamento non passivo ma proattivo, quindi una condizione cui il lavoratore possa adattarsi senza subire il cambiamento, ma essendone attore protagonista.


Nella scheda dedicata all’Italia, il documento indica le seguenti occupazioni e soft skill emergenti nel panorama lavorativo, identificando allo stesso tempo le professioni meno richieste nel quinquennio 2020-2025.

L’aumento di occupazione secondo Unioncamere


Nel dossiere 2020 redatto da Unioncamere-ANPAL, si stima che in Italia ci sarà bisogno di 2,5 milioni di occupati in più. Questa “campagna occupazionale” verrà innanzitutto gestita dall’interno, ovvero il 75% delle aziende dichiara che per fronteggiar la crisi, nei prossimi mesi procederà attraverso il reskilling del personale già in forza in azienda.

Il che significa quindi che diventa fondamentale l’acquisizione di nuove conoscenze tecniche e trasversali tra gli studenti e tra i professionisti.


Spesso si pensa che impiegare le proprie competenze in un settore specifico per molti anni sia controproducente nella ricerca di un nuovo lavoro. Scardinarsi dal “so fare solo questo” è un processo poco immediato nella nostra mente, e più ci concentriamo sulla settorializzazione delle nostre esperienze, meno ci sentiremo in gradi di affrontare un nuovo mercato.


In realtà, lavorando sulla competenza specifica e non sul settore, ci si può scoprire all’altezza di diverse situazioni, attraverso lo sviluppo delle soft skill che ci hanno aiutati ad essere performanti per anni in un settore specifico. Il processo non è immediato, ma è necessario che ognuno di noi comprenda le proprie capacità perché, secondo quanto indicato nel report già citato, le soft skill sono destinate ad avere un impatto determinante sulle retribuzioni, fino a incrementare uno stipendio di oltre il 40%.


Al di là dello studio inerente alle professioni richieste, perché la formazione è certamente alla base delle competenze specifiche, dovremo schierare le nostre peculiarità più personali, facendo leva sulle nostre attitudini e sulle nostre caratteristiche.


Più che mai allora, i nostri curriculum dovranno essere ragionati e non un mero copia-incolla del solito paragrafo “capacità di lavorare in gruppo; spiccato adattamento alle situazioni di stress”.


Dovremo guardarci dentro, in profondità, e far emergere ciò che ci differenzia.


Del resto, viviamo in una società nella quale tutti i giorni siamo messi al confronto con migliaia di altre persone, vedi il rapporto odi et amo con i social.


L’esperienza c’è, proviamo a renderla qualcosa di concreto.


Articolo di Carolina Cavedagna

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