Multicloud: IBM Cloud e la creazione di un nuovo ambiente di lavoro

Da Softlayer ad oggi


Tutti noi usiamo giornalmente il Cloud, qualcuno lo fa in modo inconsapevole magari utilizzando semplicemente il proprio smartphone, mentre altri fra noi lo usano quotidianamente per lavorare.


Negli ultimi anni infatti, moltissime aziende nel mondo hanno intrapreso il percorso verso la “digitalizzazione e informatizzazione” che ha portato alla nascita di diversi provider cloud, alcuni dei quali li abbiamo sentiti nominare almeno una volta nella nostra vita.

Oltre ai più famosi Google Cloud e Microsoft Azure, c’è un’azienda che può vantare più di 100 anni di storia, che da sempre si annovera fra i giganti dell’informatica al servizio, soprattutto, delle attività.

Stiamo parlando di IBM: fondata negli Stati Uniti nel 1911 e soprannominata “Big Blue” a causa del colore del suo logo, è da quella data che produce e commercializza software per computer, hardware, middleware e servizi informatici, offrendo infrastrutture digitali, servizi di hosting, intelligenza artificiale, consulenze nel settore informatico-strategico e, da qualche tempo, anche un servizio cloud.

Il servizio cloud di IBM, creato da un’azienda esterna nel 2005 e acquisito da IBM nel 2013, ha mantenuto il suo nome originale, ovvero SoftLayer, fino al 2018 quando la dirigenza ha deciso di rinominarlo IBM Cloud.


Che Big Blue offrisse un servizio di cloud computing era cosa nota, ma la vera novità arriva a noi proprio in questo periodo storico un po’ particolare.


IBM ha deciso di implementare la sua offerta andando incontro all’approccio multicloud che molte aziende stanno via via adottando nel cammino verso la digitalizzazione, e lo fa offrendo la possibilità di gestire questi ambienti multicloud in modo attivo e armonizzato, per dare loro esattamente ciò di cui hanno bisogno. Da alcuni sondaggi di mercato risulta infatti che fino al 98% delle aziende utilizzerà cloud ibridi nei prossimi 3 anni.


Così, il framework IBM Cloud rappresentando un sistema aperto, offrirà una maggiore agilità operativa combinando l'osservabilità, l'esperienza, machine learning e scalabilità per ottenere risultati più veloci, accurati e reali.


Cosa offre e come funziona


Vediamo ora in modo più preciso cos’è e cosa offre IBM Cloud.

Come riportato dal sito di proprietà, “IBM Cloud è una valida suite di strumenti di AI e dati avanzati con una profonda competenza del settore d'industria”, che semplifica il percorso verso la trasformazione digitale con l'accesso al business, le tecnologie e le competenze di settore di IBM.


Il framework IBM Cloud è basato su un’infrastruttura sicura e scalabile che vanta più di 60 server sparsi nel mondo e offre soluzioni adatte ad ogni esigenza: dal cloud pubblico a quello privato, toccando il cloud dedicato e arrivando fino alle soluzioni per gestire un ambiente multicloud.

Questa soluzione aperta permette a chi la utilizza di integrarvi software e programmi cloud native di parti terze come ad esempio Oracle e SAP, che rientrano fra i gestionali più usati al mondo.

IBM Cloud offre più di 40 servizi con un approccio che la dirigenza ha definito “data first”: in questo senso, i dati raccolti e offerti sono gestiti in modo da tutelarne la sicurezza indipendentemente dal luogo remoto nel mondo nel quale si trovano affinché non vengano mai utilizzati per scopi commerciali o da altri clienti.


IBM Cloud è presente in 3 varianti per adattarsi alle diverse esigenze di ciascun cliente.

  • IAAS (Infrastructure as a service): un vendor fornisce agli utenti l'accesso alle risorse di calcolo come server, storage e connessione di rete, e i clienti utilizzano le loro piattaforme e applicazioni all'interno dell'infrastruttura di un provider di servizi.

  • PAAS (Platform as a service): i clienti IBM hanno accesso ad un ambiente cloud in cui possono sviluppare,distribuire, gestire e organizzare applicazioni. Oltre allo storage e ad altre risorse di elaborazione dati, i clienti hanno la possibilità di utilizzare una suite predefinita di strumenti per sviluppare, personalizzare e testare le loro applicazioni.

  • SAAS (Software as a service): i clienti accedono al cloud di IBM e, invece di installare applicazioni sui loro dispositivi locali, vi accedono utilizzando la rete cloud remota tramite il web o con l’utilizzo dell’API.

Moltissime aziende utilizzano il cloud come “posto sicuro” per il backup dei dati.

Proprio a questo scopo, IBM Cloud ha pensato a diverse soluzioni per questa funzionalità.


La sua offerta ne comprende ben 5 e tutte diverse fra loro: IBM Cloud Backup che potremmo definire “standard”, IBM Spectrum Protect Plus pensato e dedicato alla business continuity e che permette un ripristino dei dati pressoché immediato e Veeam su IBM Cloud per chi è già abituato a utilizzare questo tipo di ambiente.

Mentre per chi lavora con workload critici IBM Cloud mette a disposizione Zerto e Actifio GO per il disaster recovery.


Ad ogni modo, accedendo al sito è possibile richiedere maggiori informazioni prenotando un appuntamento con i loro consulenti.


Novità anche nel sistema di pagamento


Ma la nota davvero piacevole in tutto questo insieme di informazioni tecniche la incontriamo nella sezione costi.


Infatti IBM Cloud ha deciso di proporre due modalità di pagamento innovative rispetto agli altri provider. La prima è la classica “pay-as-you-go” utilizzata prevalentemente dai servizi on demand nella quale, di fatto, il cliente paga solo ciò che ha realmente utilizzato. Mentre nella seconda modalità IBM si spinge oltre dedicando tariffe personalizzate, per così dire, a tutti quei clienti che vorranno impegnare le loro risorse per un periodo di almeno un anno e fino (al momento) ad un massimo di 3 anni.


C’è chi dice che il prezzo rimanga piuttosto alto ma è importante precisare che, al momento, IBM Cloud è l’unico provider in grado di offrire un ambiente di lavoro con queste funzionalità e che supporti agevolmente il multicloud.

Inoltre IBM promette una velocità di trasferimento dati molto alta, ovunque ci si trovi.


In conclusione, possiamo dire con certezza, che l’intuizione di creare ambienti di lavoro che possano facilmente integrarsi fra loro in un’ottica multicloud, è davvero una bella pensata da parte del team IBM: un vero passo avanti nella direzione della collaborazione.


Non ci resta che vedere quanti e quali saranno i feedback delle aziende che da qui ai prossimi 3 anni sceglieranno di adottare questo nuovo modus operandi e quali saranno effettivamente i benefici che ne trarranno.


Articolo di Ilaria Calcagnolo

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