Netflix: L’ascesa del colosso dello streaming online

Aggiornato il: mar 3

Reed Hastings, fondatore e co-ceo di Netflix, si concentra più sulla funzionalità, distaccandosi dai classici parametri hollywoodiani. In questo momento storico, caratterizzato dalla pandemia di Covid-19, Netflix si distingue dalle altre società di intrattenimento, tra cui la Disney, i cui parchi a tema sono paralizzati e la Warner Bros, i cui film sono bloccati fino a data da destinarsi.


La content platform sta invece vivendo il suo picco, raggiungendo nei primi sei mesi del 2020 un numero di clienti quasi pari alla totalità di abbonati del 2019: circa 200 milioni in 190 paesi. Oltre ad avere un capitale di oltre 213,3 miliardi di dollari, la società ha anche la cifra record di 160 nomination agli Emmy Award e più menzioni agli Oscar di qualsiasi altra società del settore media. Il successo di Netflix, però, non viene sempre ritrovato nelle piattaforme concorrenti: nel nostro editoriale di luglio 2020, abbiamo parlato di Quibi, nuova piattaforma che ha registrato un consistente abbandono da parte degli utenti alla fine dei tre mesi di prova gratuita.


Lo scopo di Netflix, secondo quanto affermato da Hastings a Forbes, è quello di essere migliori della concorrenza nel creare storie di cui la gente voglia parlare e che voglia guardare. Per questo motivo, l’offerta dei contenuti di Netflix va a posizionarsi a metà strada tra Hollywood e la Silicon Valley, basandosi fortemente sui gusti degli utenti.


Nonostante la concorrenza abbia tentato di controbattere -ad esempio, la Disney con Disney+ o WarnerMedia con Hbo Max-, Netflix continuerà sempre a distinguersi grazie alla sua cultura di distacco e trasparenza, insieme alla sua capacità di reinventarsi in maniera rapida e costante.


La nascita della cultura aziendale di Netflix


La piattaforma di streaming nel 2001, anno della sua nascita, si è ritrovata a dover licenziare un terzo dei propri dipendenti dopo aver perso i finanziamenti in seguito al fallimento delle dot-com. La scelta è ricaduta quindi sui “custodi”, ovvero i migliori interpreti, che hanno creato un’atmosfera energetica, brulicante di idee.


Da qui è nata la Netflix Way, che parte dalla creazione di talenti d’élite, ben pagati da Netflix. Ciò è nato nel 2003 circa, quando Netflix ha iniziato a competere con Google, Apple e Facebook per assicurarsi i servizi dei migliori professionisti del mondo del coding. Lo stesso trattamento è stato riservato poi ai dirigenti creativi di Hollywood, trasformando Netflix in un paradiso degli autori.


I pacchetti salariali dell’azienda sono pagati in modo trasparente, corrisposti interamente come stipendi e senza l’aggiunta di bonus. L’azienda, tuttavia, si aspetta che a tale compenso corrisponda una prestazione adeguata, portando a un generoso pacchetto di liquidazione.


La politica di Netflix funziona come una squadra di giocatori d’élite, che si fidano delle abilità degli altri: ai dipendenti viene richiesto di dare feedback costruttivo ai propri colleghi, in modo da poter migliorare il “gioco” nel suo complesso. Questo avviene durante un processo di revisione annuale chiamato 360, che, secondo un ex dirigente, rimasto anonimo, dura per ore, provocando pianti per i quali si deve ringraziare perché conducono a una crescita personale.


Secondo il CEO Hastings, questo porta i dipendenti ad avere maggiore autonomia, facendoli agire nell’interesse dell’azienda. In questo modo, i dipendenti possono prendersi i meriti delle vittorie così come assumersi le responsabilità delle sconfitte: Netflix, infatti, preferisce, in quanto azienda creativa, organizzarsi attorno alla flessibilità e tollerare il caos.


Reed Hastings: Le radici del fondatore dell’azienda


Hastings, cresciuto in un ricco sobborgo di Boston, ha frequentato scuole private ed è stato per due anni nei Peace Corps in Swaziland, prima di conseguire un master in informatica a Stanford. La sua prima azienda, la Pure Software, era specializzata nella misurazione della qualità dei software.


La Pure Software ha avuto un enorme successo, che ha però messo a dura prova il matrimonio di Hastings: grazie al counselling, il CEO ha imparato a non evitare i conflitti, dando importanza alla franchezza, che diventerà poi un pilastro portante della cultura aziendale di Netflix. Nonostante il successo della sua prima azienda, Hastings era però rimasto insoddisfatto. La Pure Software aveva smesso di portare l’innovazione degli inizi, finendo per salvaguardarsi dagli errori e apportando misure che allontanavano i creativi anticonformisti.

Tutto ciò è cambiato dopo la nascita di Netflix, nel 1997. L’azienda è esplosa due anni dopo, portando una svolta rispetto al noleggio fisico di Blockbuster, permettendo il noleggio di un massimo di tre film alla volta senza avere preoccupazioni sulla data di ritorno e senza incorrere in commissioni in caso di ritardo.


Tra alti e bassi, Netflix è uscita vittoriosa


Da quel momento l’azienda è passata attraverso alti e bassi, dalla pessima decisione di lanciare il vecchio business dei Dvd nel servizio separato Quikster, che ha portato al calo del 75% delle azioni di Netflix, ai 100 milioni di dollari investiti con successo dal co-ceo Ted Sarandos sul thriller politico House of Cards.


Questo ha portato poi al 2020, con la pandemia di Covid-19 che ha rappresentato per Netflix un vero e proprio stress test: l’azienda ha sfornato contenuti globali dal proprio salotto, sfruttando un’autonomia da remoto imparata nel corso degli anni.


Così Netflix, al contrario delle proprie concorrenti, è riuscita a mantenersi attiva, grazie a produzioni che catturano lo spirito del tempo culturale.


Il mondo le ha dato ragione, coronandola regina del proprio settore.


Articolo di Chiara Pozzoli