Neuralink di Elon Musk: Un chip per curare malattie neurologiche

Il monitoraggio della salute, ad oggi, ha raggiunto livelli inimmaginabili rispetto a solo qualche anno fa. Consideriamo ad esempio a tutti quei dispositivi quali smartband o smartwatch che ci permettono di tenere sotto controllo quelli che sono gli indicatori generali del nostro stato di salute.

Ma fermiamoci un attimo e pensiamo: e se invece di un dispositivo da indossare, fosse direttamente il nostro cervello il ponte per tenere sotto controllo tutti i nostri parametri vitali? Questa deve essere la domanda che, tempo addietro, Elon Musk - che tutti conoscerete come il fondatore di Tesla e SpaceX - deve essersi posto prima di tuffarsi a capofitto nella nuova avventura che porta il nome di Neuralink.


L’ultima idea dello storico fondatore di Paypal punta sullo sviluppo di interfacce neurali. In parole povere? Piccoli chip poco più grandi di una monetina, impiantabili direttamente nel cranio e in grado di comunicare con sofisticati software. La compagnia ha già ricevuto un finanziamento di 158 milioni di dollari, 100 dei quali direttamente dalle tasche di Musk.


Obiettivi di Neuralink: tutta l’ambizione di Elon Musk


Si tratta dell’ultima frontiera della neurorobotica, il cui fine, dichiara apertamente Elon Musk, consiste nel creare una simbiosi tra corpo umano e intelligenza artificiale. Tutto ciò avrebbe una portata rivoluzionaria per la cura di alcune malattie neurologiche come Alzheimer, Parkinson e lesioni al midollo spinale ma anche su problematiche come perdita della memoria, ansia, depressione e altro ancora.


L’obiettivo a lungo termine è molto più ambizioso e al limite del distopico: i neuroscienziati stanno lavorando affinché questi chip possano collegarsi via wireless a sofisticati software. Immaginate di avere non solo la possibilità di monitorare lo stato attuale della vostra salute, bensì di poter anticipare la diagnosi di tutte quelle patologie i cui sintomi non sono facilmente - e soprattutto prontamente - riconoscibili da parte del medico.


In sostanza, il fine ultimo è proprio quello di creare una connessione sempre più efficiente tra uomo e macchina, dove il software possa andare a colmare l’imperfezione, il margine di errore proprio dell’essere umano.


Sperimentazione sui maiali: Gertrude e i maialini cavia


Nei primi anni dalla fondazione della compagnia, le informazioni relative alla sperimentazione di Neuralink sono state tenute in segreto da parte dell’azienda. Basti pensare che Musk, da sempre prolifico sui social, abbia citato la neonata azienda all’interno dei suoi tweet solo tre volte, prima di

quest’anno.


Lo scorso agosto, infatti, attraverso una presentazione in live streaming, il CEO della compagnia ha finalmente esposto tutti gli sviluppi raggiunti finora da Neuralink, aprendo anche a quelli che seguiranno nel prossimo futuro. Si è parlato molto di sperimentazione: il chip è stato infatti impiantato su tre esemplari di maialini.


Nello specifico è stato analizzato il caso del maiale Gertrude, che muovendosi e camminando su un tapis roulant ha dimostrato come i suoi impulsi elettrici provenienti dal cervello fossero in grado di prevedere il modo in cui l’animale avrebbe mosso i propri arti, e dunque il percorso che avrebbe perseguito. Musk ha anche tenuto a precisare che Gertrude e gli altri due maiali a cui era stato impiantato Neuralink non destavano comportamenti anomali, ma anzi sembravano essere del tutto sani e felici, alla pari dei propri simili “normali”. Gli esperimenti fin qui condotti hanno portato alla creazione di neuroprotesi che, interpretando i segnali, permettono ai disabili di controllare gli arti.


Sperimentazione umana: via al reclutamento


A questo punto la domanda vien da sé: a quando una sperimentazione umana? Durante la serata del 28 Agosto Musk si è voluto spingere oltre, annunciando un vero e proprio reclutamento di cavie umane, per il momento limitato alla sola categoria degli scienziati.


Neuralink intende infatti mettere l’acceleratore sulla sperimentazione, reclutando direttamente esperti volenterosi di mettersi concretamente a disposizione del progresso scientifico. Bisogna specificare che finora gli studi sono stati condotti esclusivamente in campo accademico: in questo senso l’apporto di personale ancor più qualificato potrebbe dare un ulteriore boost alla ricerca, permettendo alla compagnia di raggiungere i propri ambiziosi obiettivi.

Questo approccio imprenditoriale è diventato ormai il modello di business “simbolo” delle aziende trainate da Musk: esso è infatti utilizzato anche da Hyperloop, Tesla e SpaceX.


Intelligenza artificiale e sanità: cambiamenti in vista?


Non c’è dubbio: l’intelligenza artificiale cambierà drasticamente il modello tradizionale di sanità, e Neuralink vuole essere la forza trainante di questa evoluzione. Già ad oggi sistemi basati su deep learning (ovvero software che imparano da soli) e Big Data permettono di intervenire su diverse patologie, come il monitoraggio dei fattori di rischio legati all’insorgenza di ictus o delle malattie cardiache.


Questi software sono un enorme valore aggiunto per i medici, che possono avvalersi di strumenti più efficaci, fornendo di conseguenza diagnosi più tempestive e pressoché infallibili. Tutto ciò si riflette anche sui costi: diagnosi più azzeccate e soprattutto precoci possono ottimizzare se non ridurre i ricoveri, traducendosi in un risparmio di diverse migliaia di euro per paziente.


In questo senso, un’ipotetica diffusione di Neuralink o strumenti affini impiantati direttamente nei pazienti, potrebbe favorire anche pratiche di “telediagnosi”: per diverse patologie, infatti, potrebbe addirittura venire a meno la necessità di dover ospedalizzare il paziente, tenendo monitorata in tempo reale la sua situazione da remoto.


In definitiva il prossimo decennio sarà un importante banco di prova per capire se queste nuove tecnologie saranno attuabili dal punto di vista pratico ma soprattutto etico.


La libertà con cui Neuralink potrebbe muoversi nella vastità di dati e informazioni sensibili andrebbe infatti in contrasto con le attuali regolamentazioni sulla privacy, sempre più stringenti soprattutto nel settore digitale.


Articolo di Elena Antonietti

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