Smart working: Nuove tecnologie per l'emergenza

E’ sotto gli occhi di tutti, dai giovani ai meno giovani, che in ogni settore produttivo e in tutti gli ambiti sociali le nuove tecnologie stiano oggi offrendo un aiuto indispensabile.

Sia nelle realtà aziendali che si sono trovate di fronte all’emergenza di tutelare la propria produttività - soprattutto se si tratta di luoghi particolarmente toccati - sia per quanto riguarda le risorse umane impiegate, l’intelligenza artificiale può oggi segnare un passo differenziante e, spesso, risolutivo.

Stupisce allora la non completa fiducia nei confronti delle nuove tecnologie soprattutto da parte di alcune fasce della popolazione: tra queste, coloro che ancora ritengono i dispositivi elettronici come alienanti, invece che ritenerli mezzi indispensabili soprattutto per determinati contesti, quello formativo.

Scendiamo un po’ più nel dettaglio di questa analisi per comprendere quali siano alcune delle criticità legate all’attuale emergenza sanitaria e in che misura l’intelligenza artificiale si mette al servizio per arginare la situazione presente e prospettare una ripresa futura.

L’ambito sanitario

Si fa ricorso oggi alla tecnologia, capace di raccogliere dati a distanza e di elaborare in tempi brevi risposte efficaci per evitare quando possibile il sovraffollamento degli studi medici o delle strutture ospedaliere già al collasso, con il rischio di ricevere cure tardive e di accrescere i contagi.

La telemedicina, intesa come la raccolta e l’utilizzo di informazioni mediche a distanza, insieme all’e-healt, ovvero la conseguente erogazione di servizi sanitari, non solo garantiscono una migliore assistenza, ma sostengono anche l’efficienza economica del processo.

Si auspica che nel prossimo futuro gli strumenti di diagnostica diventeranno sempre più performanti grazie alle connessioni 5G, per consentire il miglioramento dell’esecuzione di servizi di assistenza medica a distanza.

Le aziende e i servizi

Nonostante l’ingente sforzo di virologi e ricercatori, non sono disponibili vaccini per l’attuale pandemia, e l’isolamento resta dunque la migliore cautela, come all’epoca dei “Promessi Sposi”. Per evitare il rischio di contagio e di contaminazione dei beni, dunque, intere aziende sono state costrette a interrompere il proprio ciclo produttivo o a ridimensionarlo notevolmente, stravolgendone l’operatività.

L’avanzare del progresso, rispetto ai tempi di Manzoni, ha però consentito in larga parte la prosecuzione delle attività di studio e di lavoro. Sin dall’emanazione del primo decreto legge a contenimento dell’epidemia, il Consiglio dei Ministri aveva esplicitamente indicato lo smart working come modalità concreta per evitare la sospensione totale delle funzioni professionali: con questo atto il telelavoro, pratica di solito adottata saltuariamente e senza una precisa regolamentazione, acquisisce una nuova dignità, si spera destinata a perdurare.

L’insegnamento e la formazione

Per il successo dato dalla sicurezza nell'accessibilità, diverse applicazioni di istruzione da remoto sono attuate da tempo in molti contesti formativi.

Ora l’emergenza coronavirus sta obbligando le scuole di ogni ordine e grado a dotarsi di strumenti per la didattica a distanza e a saper organizzare webinar e video chat. In questo momento “la formazione a distanza sta rivelando la sua grande utilità anche in ambito medico-scientifico per la capacità di istruire in modo uniforme un gran numero di medici e addetti” afferma Pietro Dri, responsabile scientifico del primo corso a distanza in Italia sul Covid-19. Il ricorso alle reti informatiche permette infatti la trasmissione di dati certi, controllati, veritieri, disponibili agli operatori sanitari in tempi brevissimi e senza soluzione di continuità. Allo scopo di sostenere la professionalità di medici e addetti ai soccorsi, diversi categorie scientifiche hanno aderito a macchia d’olio a corsi di formazione a distanza, segnando cosi un nuovo modo di creare servizi soprattutto nell'ambito dell'assistenza alla persona.

Remote collaboration e legalità

Con l’obiettivo di rendere il lavoro a distanza quanto più vicino alle attività svolte di persona in ambiti ad alto livello di socialità sono già sorte diverse piattaforme di “remote collaboration”. Questi sistemi raggiungono un ulteriore target: il controllo e la verifica del comportamento degli utenti.

L’adozione del telelavoro come prassi per molti lavoratori dipendenti nel breve termine non potrà dunque prescindere da un’adeguata regolamentazione in merito alla privacy e agli aspetti legali. Sarà necessaria un’accurata analisi dei contratti, l’individuazione e la valutazione delle responsabilità volte alla finale adozione di un modello organizzativo che assicuri alti livelli di “welfare del personale” e di “work life balance”, ovvero un’amministrazione ponderata delle esigenze lavorative e famigliari e di co-working in ambienti destinati.


La pandemia in corso ha sicuramente alzato un livello di allerta cosi elevato da imporre l’adesione alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, vantaggi non solo futuri, ma già appartenenti allo scenario presente. Il Covid-19 infatti sta modificando la nostra realtà e la nostra capacità di aderire alla trasformazione sociale, culturale, digitale.

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