Tribunali Virtuali: le udienze ai tempi del COVID-19

Aggiornato il: apr 27

E’ proprio il caso di dirlo “il bisogno aguzza l’ingegno”: finalmente, dopo anni di tentativi, grazie al decreto legge n. 18 del 2020 le udienze on line diventano realtà. A 8 anni di distanza dalla partenza del progetto pilota che prevedeva lo svolgersi di processi virtuali del tribunale civile già a partire dal 2012, è finalmente possibile effettuare udienze telematiche anche per quanto riguarda la giustizia penale.



Ai fini di rendere operativo questo sistema, il Ministero della Giustizia individua e stabilisce come sicuro l’utilizzo della piattaforma Microsoft Teams.Già ampiamente collaudato nell’iter processuale civile, il programma in questione è scelto non solo per la facilità di utilizzo dell’interfaccia, ma anche perché permette la condivisione dei documenti necessari via chat in modo criptato e protetto.


Inoltre, il decreto specifica che verranno utilizzate aree di data center dedicate unicamente al Ministero della Giustizia: questo è un punto fondamentale del decreto che si impegna a proteggere tutte quelle informazioni sensibili che potrebbero essere soggette a data breach se presenti su dispositivi personali o depositate su server di terze parti.


Ma come si svolge l’udienza online?

Il funzionamento dell’udienza online è molto simile a quello delle semplici conference call: una volta entrati sulla piattaforma Microsoft Teams, le parti saranno invitate a partecipare allavideochiamata su invito del giudice: i partecipanti accederanno a delle stanze virtuali create appositamente dal Ministero, che saranno assegnate ad ogni presente: dall’imputato, agli avvocati d’accusa e difesa, fino ai giudici e pm.


E’ interessante sapere che è previsto l’obbligo da parte di giudici e avvocati di indossare la toga, proprio come se si stesse partecipando ad un’udienza fisica e si fosse realmente in un’aula di tribunale.


Non appena è stato presentato il progetto sono state subito sollevate delle perplessità riguardanti, ad esempio, il diritto dell’imputato di poter parlare liberamente con il suo avvocato difensore.Ai fini di garantire questa possibilità prevista dalla Legge, il magistrato di riferimento per l’informatica Marco Vommaro specifica che sono previste ben due modalità: la prima prevede che imputato e avvocato di parte lascino l’aula virtuale dove sono presenti anche gli altri partecipanti, per effettuare un colloquio in forma privata e rientrare nella stessa al suo termine.


La seconda possibilità prevede invece che l’avvocato difensore partecipi all’udienza direttamente dalla struttura fisica ove è presente l’assistito, sia essa la casa di reclusione o l’abitazione privata.


Proteggersi dal COVID-19 e proiettarsi nel futuro: le previsioni

Per ragioni ovvie ai più, in questo momento storico dove la salute di ogni categoria di persone è in pericolo a causa del contatto fisico ravvicinato, si è preferito scegliere la prima opzione, in quanto permette di portare a termine il processo senza mettere a rischio i suoi partecipanti.



Ma, anche se si è ormai nel 2020, non tutti sono abituali utilizzatori di strumenti tecnologici, così per evitare questo potenziale ostacolo il Ministero della Giustizia fornisce delle dispense con le istruzioni d’uso della piattaforma Microsoft Teams e effettua dei corsi, per permettere anche ai magistrati o avvocati più restii il passaggio, per così dire, alla giustizia 2.0


Vittorio Masia, il presidente del Tribunale di Brescia, luogo dove si è tenuto il primo processo penale online in Italia a seguito del diffondersi del coronavirus, in un’intervista rilasciata di recente si dimostra estremamente entusiasta dell’operazione ed è convinto che presto tutte le udienze di processi sia penali che civili si svolgeranno in questo modo, proiettando così nel futuro la giustizia italiana.


Evitare gli spostamenti di detenuti, avvocati e di tutto il team necessario allo svolgimento dell’udienza, infatti, oltre ad aumentare la sicurezza, permetterà anche un risparmio sia sul piano temporale che su quello economico.


Questo è ciò che Masia e i presidenti dei tribunali delle diverse città italiane prevedono e si auspicano per il futuro, perché siamo fatti così: impariamo dai momenti difficili per tornare più forti (e funzionali) di prima.

Di Ilaria Calcagnolo

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