Vendersi e saper vendere: il futuro della pubblicità si chiama Influencer Marketing

L’influencer è il lavoro del futuro; almeno, così dicono i sondaggi del 2020. Tutti conosciamo almeno una persona che fa o che vuole fare l’influencer.

Gli ambiti nei quali affermarsi sono molteplici: dal fashion al food, passando dal beauty al fitness. E sono sempre di più le imprese che si rivolgono a queste figure per farsi conoscere.

Ma le aziende che decidono di affidare a questi influencer i loro prodotti cosa ne ricavano?

Nel 2020 è davvero fondamentale per una azienda intraprendere il percorso dell’influencer marketing?

Scopriamolo insieme.


Influencer Marketing: la pubblicità della porta accanto si conferma il miglior modo per aumentare le vendite


Ne avevamo avuto già l’impressione ma, come confermato dal sondaggio Report Influencer & Creator 2020 elaborato dall’Osservatorio Nazionale Influencer Marketing, ora ne abbiamo la certezza: affidare la promozione dei propri prodotti aziendali alle figure degli influencer -più o meno famosi che siano-, funziona.


L’86% delle 400 aziende prese in esame affida, con enorme profitto, la sponsorizzazione della produzione alle micro-celebrity dei social. Il ritorno economico della cifra investita per l’influencer marketing arriva ad essere fino a 11 volte superiore: senza dubbio un bel guadagno.


E senza dubbio è anche la scelta del miglior social sul quale promuoversi: Instagram.

Superando di gran lunga i fratelli TikTok, scelto dall’8,6% delle aziende, e YouTube dal 13%, Instagram con il suo 56% di preferenza si conferma il social prediletto per farsi pubblicità.


Ma come individuare l’influencer giusto per la nostra attività e come contattarlo?


Partiamo dal presupposto che il lavoro è lavoro e che quindi, di norma, qualsiasi influencer che sceglieremo ci chiederà un compenso (più o meno elevato a seconda della sua popolarità). Perciò prepariamoci a investire, tenendo conto che i big possono chiedere cifre intorno ai 2.000 euro per un solo post.


Detto questo, per scegliere l’influencer che fa per noi, oltre al fattore simpatie personali, è necessario fare delle valutazioni. Prima di tutto si analizza il profilo dell’influencer con cui vorremmo collaborare: tool come Ninjalitics, InfluencerDB e BuzzSumo possono aiutarci a dirci di più sul loro seguito, sulle preferenze dei loro follower e quante impression potenziali post, stories e reel (questi ultimi solo su Instagram) possiamo aspettarci.


Da questa stima poi, si potrà calcolare quante vendite ipotetiche potremo concludere.

Una volta fatto questo primo passaggio, molto semplicemente, si osserva il profilo del nostro candidato influencer: il nostro prodotto può piacergli? Potrebbe essere in linea con la nostra filosofia aziendale?

Siamo tutti d’accordo che se fossimo un’azienda che produce pellicce animali d’alta qualità, un influencer animalista tesserato WWF, PETA, LIPU e quant’altro, forse non è ciò che fa per noi ed è quindi meglio orientarsi su un’altra persona.


Per orientarci meglio, il report di ONIM ci dice che i nano e micro-influencer vanno bene per tutti quei settori di nicchia o per brand da piccoli a medi. Mentre se siamo un colosso del mercato, possiamo sbizzarrirci e scegliere i creator più in auge del momento.


Contattarli è facilissimo


Moltissimi influencer lavorano “in proprio”: sarà sufficiente contattarli via email o tramite messaggio privato, presentarsi, anticipare la nostra proposta e invitarlo in sede (ove possibile) per un caffè, due parole informali e per mostrargli la realtà aziendale che dovrà rappresentare.


Il termine rappresentare non è scelto a caso. L’influencer per un’azienda non è solo il volto della pubblicità del nostro prodotto, ma è quella persona che mettendoci la faccia convincerà amici, conoscenti e fan che acquistare il nostro prodotto è la scelta giusta per molteplici ragioni. In tutto e per tutto un rappresentante 4.0.


Cosa fa l’influencer per la nostra attività e quali strumenti utilizza


L’ambassador scelto, una volta che gli avremo fornito i prodotti o lo avremo incluso in progetti più ampi e creativi, creerà dei contenuti che pubblicherà sul suo canale social per un tempo prestabilito.

Come confermato dal report ONIM, anche se i video e i reel hanno un seguito piuttosto importante, le immagini restano il mezzo più efficace in termini di realizzazione.

Il nostro influencer realizzerà per noi (e per sé) storie, video, reel e foto nelle quali si presenta con il nostro prodotto o lo pubblicizza raccontando la sua esperienza, il motivo della scelta e via dicendo.


Questi contenuti di qualità sono spesso realizzati con mezzi propri e solitamente sono dotati di “licenze poetiche” nel senso che gli influencer raccontano spesso a modo loro e con le proprie parole i prodotti.

Questo perché la naturalezza della comunicazione aiuta ad avvicinarsi al proprio pubblico e, di conseguenza, a vendere.


E se l’influencer non è freelance ma lavora per un’agenzia?


In tanti, soprattutto quelli più famosi, per seguire con metodo le proposte e non perdersi nulla si affidano a delle agenzie di talenti che gestiscono per loro le richieste e le trattative.

Ad esempio, una delle più grandi e con uno dei più nutriti “parco influencer” è la ShowReel Factory, che nelle sue fila annovera i volti più famosi del panorama italiano.

Ad ogni modo, contattiamo direttamente l’agenzia che ci avrà precedentemente indicato il nostro prescelto e trattiamo con loro.

Nulla di diverso da quel che faremmo in azienda con i nuovi fornitori.


Per concludere, anche per quest’anno il trend dell’influencer marketing si conferma un mercato in crescita: e se siete alla ricerca di un nuovo modo per farvi pubblicità, se siete stufi delle solite asettiche sponsorizzate e volete provare qualcosa di nuovo, questo è il settore giusto a cui attingere.


Articolo di Ilaria Calcagnolo

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